giovedì, 30 Aprile 26

“Froci* del c*zzo”, scritta omofoba su un armadietto all’ospedale Bufalini

Lavoro“Froci* del c*zzo”, scritta omofoba su un armadietto all’ospedale Bufalini

CESENA – All’Ospedale Bufalini di Cesena, al rientro dalle ferie un dipendente ha trovato sull’armadietto una scritta omofoba (“Fr*cio del ca*o”). La vicenda è accaduta al genero della presidente di Agedo Rimini Cesena (organizzazione di volontariato dei genitori, parenti e amici di persone Lgbtq+) Mara Bruschi. E immediato è l’intervento della Fp-Cgil di Forlì-Cesena e della Cgil dei due territori romagnoli: “Un fatto inaccettabile sotto ogni punto di vista, una lesione della dignità personale, un attacco alla convivenza civile, un gesto che mina la sicurezza e il rispetto che ogni lavoratrice e lavoratore, e in generale ogni persona, ha diritto di trovare nel proprio ambiente di lavoro e nel territorio”. Per questo il sindacato chiede all’ospedale di assumere “immediatamente tutte le misure necessarie per proteggere la vittima, assicurando che non vi siano ripercussioni, ritorsioni o timori di altra natura” e esorta Direzione sanitaria e Ausl Romagna, oltre che “ogni ente competente”, a fare “piena luce su quanto accaduto”, individuando le responsabilità e, “se del caso, procedendo con appropriate azioni disciplinari e legali”. Servono poi “misure di prevenzione, formazione e sensibilizzazione chiare ed efficaci contro ogni forma di discriminazione, bullismo o odio, affinché non succedano più episodi simili”. La politica e le Istituzioni locali e regionali “riconoscano che la lotta contro l’omofobia e la discriminazione non è accessoria, ma essenziale, e il silenzio equivale a complicità”, aggiunge la Cgil ribadendo che “il luogo di lavoro -specie in strutture sanitarie- deve essere un luogo di cura, inclusione, rispetto, dove ogni persona possa operare senza paura, discriminazioni, insulti o umiliazioni, principio che dev’essere adottato in ogni contesto pubblico e privato del territorio. La tutela di diritti, dignità e rispetto è un punto non negoziabile”.

Agedo, in una nota, parla di “ennesimo grave episodio di omofobia” che “riaccende l’attenzione sulla necessità di garantire ambienti di lavoro sicuri, inclusivi e rispettosi della dignità di ogni persona”. La scritta “non è stata percepita sole come atto di bullismo o di cattivo gusto, ma come un grave gesto omofobo e lesivo della dignità della persona, tanto da configurare anche possibili profili di rilevanza penale”. A portare il caso alla luce è stata la suocera della vittima, presidente fondatrice di Agedo Rimini Cesena: Mara Bruschi parla di “un fatto inqualificabile che non può essere minimizzato né tollerato” e su cui subito è stato coinvolto un legale per valutare i passi da fare. “Ci teniamo a sottolineare che la Direzione sanitaria del Bufalini ha subito mostrato attenzione al caso condannando lo spiacevole episodio e prendendo una posizione netta”. Agedo chiederà però anche un incontro urgente al vertice dell’Ausl per sollecitare “misure immediate non solo per proteggere il dipendente, ma anche per inviare un messaggio chiaro a tutto il personale sanitario: l’omofobia non sarà mai accettata, avvallata né sottovalutata”.

Nel dirlo, Agedo segnala che solo qualche settimana fa all’Ospedale civile di Alghero un dipendente ha trovato sull’armadietto una scritta simile. Così come Agedo ricorda i “dati preoccupanti sulla situazione dell’omofobia” e l’assenza di legge organica. “Come dimostrano i dati, purtroppo quello accaduto al mio genero non è un caso isolato- incalza Mara Bruschi- ed è giunto il momento che il Governo Meloni prenda sul serio questi episodi e faccia sentire la propria voce perché davanti a questi episodi il silenzio è complice degli omofobi. Noi tutti, compresa la mia famiglia, non ci faremo intimorire e siamo anche pronti a scendere fino a Roma, se sarà necessario, per difendere e proteggere i nostri figli e i figli di tutti”.
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