ROMA – Sono decine gli edifici che a Gaza sono crollati o sono stati resi ancor più pericolanti a causa delle forti piogge e del vento portate dalla tempesta Byron, che si sta abbattendo da giorni sulla Striscia e ha già causato 16 morti per il freddo. Si tratta di palazzi residenziali danneggiati dai bombardamenti degli ultimi due anni e due mesi, ma che vengono comunque utilizzati dai civili, in assenza di altre strutture e per l’insufficienza di tende da campo e attrezzature adeguate a far fronte al maltempo. Le Nazioni Unite da tempo hanno calcolato che l’80% degli edifici della Striscia è stato abbattuto o danneggiato dai raid. All’emittente Al Jazeera il sindaco di Khan Younis ha riferito che una ventina di case sono crollate definitivamente, mentre nel resto della Striscia, secondo la Protezione civile di Gaza, le costruzioni collassate sono diciassette e altre 90 sono parzialmente distrutte. Le inondazioni, che hanno mandato sott’acqua strade e accampamenti informali, trascinano via tutto e alzano anche l’allerta sanitaria, dal momento che a Gaza la rete fognaria non esiste più. Lo dichaira anche Emergency, che paventa il rischio “patologie gastrointestinali e epatiti”.
In questo quadro le organizzazioni umanitarie continuano a denunciare restrizione da parte del governo di Tel Aviv all’accesso di beni umanitari – sebbene sia parte dell’accordo di cessate il fuoco – tra cui non solo cibo e farmaci ma anche tende, coperte e abiti caldi per far fronte alle temperature invernali. Emergency avverte ancora: “Il blocco degli aiuti pesa sia sulla disponibilità di cibo, che su quella di articoli indispensabili per la cura personale, durante il ciclo mestruale, come gli assorbenti”, con “700mila donne e ragazze che vivono un’emergenza legata alla salute mestruale”. L’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) stima che su 36 ospedali, solo 18 siano funzionanti. Non si fermano però gli attacchi israeliani, che oggi hanno raggiunto l’ovest di Gaza City, causando una vittima, come scrive il Times of Israel; bombardata anche la parte sud-orientale del governatorato di Khan Younis, nel sud, e il nord di Rafah, sempre a sud. Al Jazeera avverte che su 67 giorni dal cessate il fuoco tra Israele e Hamas dello scorso 10 ottobre, 56 giorni hanno fatto registrare attacchi dell’esercito israeliano. “Nonostante questo- scrive la testata- gli Stati Uniti sostengono che il cessate il fuoco sia ancora in vigore”. In queste ore l’amministrazione Trump ha inserito anche i palestinesi nella lsita dei nuovi Paesi colpiti da restrizioni all’ingresso, in particolare coloro in possesso di documenti rilasciati dall’Autorità nazionale palestinese (Anp).
Le violenze non si fermano neanche in Cisgiordania: coloni armati hanno attaccato il villaggio di Kafr Malik, a nord di Ramallah, come riporta l’agenzia palestinese Wafa, mentre proseguono le operazioni per sradicare circa 500 olivi a Deir Istiya, località nel governatorato di Salfit, tra Ramallah e Nablus. Qui, la costruzione di una strada per i coloni sta comportando la distruzione di terreni agricoli. Infine, l’ong israeliana Peace Now avverte che è all’esame delle autorità israeliane un piano per costruire 9mila unità abitative nei pressi del campo profughi di Qalandiya, non lontano da Gerusalemme Est, in “un’area densamente popolata dai palestinesi”, avverte il gruppo, secondo cui inoltre l’insediamento coloniale “eliminerebbe la possibilità di collegare Gerusalemme Est col resto della Cisgiordania” e quindi inficerebbe la “realizzazione di uno Stato di Palestina”.
ASSOCIAZIONE CELIACI ITALIA: A GAZA RISCHIANO LA VITA
“Mia madre Fathiya ha 61 anni ed è celiaca, ad oggi è arrivata a pesare 40 chili e l’impossibilità di seguire una dieta senza glutine le ha causato una grave forma di osteoporosi: le sue condizione di salute sono fortemente precarie ed è bloccata a Gaza City senza alcun accesso alle cure e agli alimenti gluten free, l’unica terapia che può salvare la vita a lei e a tante persone celiache nella Striscia di Gaza”. Inizia così il racconto di Mahmoud, un giovane di 26 anni, originario di Rafah, figlio di una paziente celiaca in grave pericolo di vita. Quella di Mahmoud è una delle tante testimonianze che l’Associazione Italiana Celiachia (Aic), da oltre 45 anni punto di riferimento per la comunità celiaca, ha raccolto dalla Striscia di Gaza dove l’accesso agli alimenti senza glutine è bloccato e molti pazienti celiaci, soprattutto bambini, stanno affrontando una condizione di forte vulnerabilità nutrizionale che mette in pericolo la loro sopravvivenza. Privi di alternative, infatti, sono esposti al consumo di pane e farine contenenti glutine, con la possibilità di sviluppare gravi complicanze e carenze nutrizionali, fino a danni irreversibili, se non addirittura fatali. Mahmoud testimonia ancora: “Ogni giorno vedo tante persone celiache che soffrono di malnutrizione e di complicanze dovute alla mancanza di cibo senza glutine, infatti, negli ultimi due anni i celiaci gazawi hanno potuto mangiare solo patate e legumi perché è praticamente impossibile reperire altri alimenti adatti alla loro dieta, come frutta e verdura, che vengono venduti a prezzi insostenibili per la maggioranza delle famiglie”.
L’Aic continua citando Ard El-Insan, organizzazione palestinese impegnata nelle malattie infantili, nella nutrizione e nella salute della comunità, secondo cui nella Striscia di Gaza vivono circa 1.300 persone celiache. Di queste, oltre 500 sono donne, 248 uomini, e più di 500 bambine e bambini. La situazione è particolarmente critica per chi soffre di malnutrizione: oltre 100 persone presentano una forma acuta e 36 affrontano ulteriori disabilità (Fonte: Ard El-Insan, luglio 2025).Una situazione drammatica, prosegue l’Aic, che richiede una risposta urgente e concreta, per questo la Federazione Europea delle Associazioni Celiachia (Aoecs) ha nominato Aic – per l’esperienza maturata nell’assistenza ai celiaci in condizioni di emergenza – capofila di un gruppo di associazioni che, in collaborazione con l’Associazione Celiachia della Giordania, rilancia l’appello di Ard El-Insan per garantire ai celiaci della Striscia di Gaza l’accesso agli alimenti senza glutine. Nell’ambito del Piano nazionale ‘Italy for Gaza’, Aic chiede alle istituzioni nazionali e regionali di creare canali sicuri per la consegna dei prodotti salvavita e di attivare corridoi umanitari per l’evacuazione dei casi clinici più gravi. L’Associazione Italiana Celiachia, oltre ad aver fornito ai partner locali il supporto tecnico per la definizione del fabbisogno di alimenti senza glutine necessari, sulla base della popolazione celiaca stimata, insieme alle altre associazioni ha inviato una spedizione test contenente cibi gluten free che, ad oggi, è bloccata ad Al Zarqa, in Giordania. In attesa che questo primo carico ottenga le autorizzazioni per entrare nella Striscia di Gaza, altri pallet di alimenti senza glutine salvavita sono già pronti a partire.
Rossella Valmarana, presidente di Aic, dichiara: “In un contesto come quello della Striscia di Gaza i celiaci rappresentano una vulnerabilità nella vulnerabilità. La loro condizione è poco riconosciuta e raramente considerata nei programmi umanitari, che privilegiano alimenti di base non compatibili con la loro dieta”. Valmarana ricorda: “Per la celiachia non esistono farmaci: l’unica cura è una dieta priva di glutine da seguire per tutta la vita. La sua interruzione ha conseguenze gravi per la salute, talvolta irreversibili e, in casi estremi, fatali. Come Associazione da sempre in prima linea nell’assistenza ai celiaci, chiediamo alle istituzioni di intervenire sbloccando l’accesso degli aiuti e aprendo corridoi umanitari per consentire ai celiaci gravemente malnutriti di ricevere cure specialistiche in Italia, perché anche nelle guerre e nelle emergenze umanitarie il diritto alla salute non può essere sospeso”. Testimone diretto della sofferenza dei celiaci gazawi, Mahmoud conclude: “I celiaci non possono accedere alla terapia salvavita e questo compromette ancora di più le loro possibilità di sopravvivenza. Per questo, abbiamo assoluto bisogno di ricevere alimenti senza glutine e supporto umanitario per consentire a chi è gravemente malato di essere evacuato ed accolto in strutture sanitarie al di fuori di Gaza”.
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it
