giovedì, 30 Aprile 26

Ucraina, la denuncia associazione Mediterranea: “I leader dimenticano gli sfollati”

MondoUcraina, la denuncia associazione Mediterranea: “I leader dimenticano gli sfollati”

ROMA – “In Ucraina il dato più allarmante e sottovalutato è che l’esodo di persone, sia interno sia verso l’estero, continua: non si è mai fermato. La gente ancora scappa e di fronte a questa situazione l’Italia, come altri Paesi dell’Ue, sta riducendo i fondi per l’accoglienza”.

Con l’agenzia Dire ne parla Laura Marmorale, presidente dell’associazione Mediterranea, di ritorno da una missione a Leopoli per consegnare tre tonnellate e mezzo di pacchi alimentari, materiali scolastici e giocattoli agli sfollati da tutto il Paese nella città più a ovest.

La denuncia di Marmorale riguarda la condotta del governo italiano che, pur avendo esteso la protezione temporanea per i rifugiati ucraini fino a marzo 2027 (in linea con la direttiva emanata da Bruxelles), sta tuttavia facendo “economie”: dall’1 febbraio scorso ha sospeso il contributo finanziario per gli ucraini titolari di permesso di soggiorno per protezione temporanea. Questo consisteva in 300 euro per adulto e 150 per il minore a carico.

IN ITALIA

Resta comunque in vigore il diritto all’alloggio gratuito al momento dell’arrivo, e poi accesso a scuola e assistenza sanitaria. Inoltre, essendo stato sospeso l’obbligo di visto per ragioni umanitarie, gli ucraini sono liberi di spostarsi nei Paesi dell’area Schengen. In Italia, secondo l’Unhcr, l’Alto commissario dell’Onu per i rifugiati, gli ucraini residenti sono circa 179mila, sui 4 milioni che risiedono in Europa.

Come però osserva Marmorale, il protrarsi della guerra e l’assenza di soluzioni diplomatiche sta erodendo sempre di più la qualità della vita delle persone, a partire dall’Ucraina, che fatica a dare risposte soprattutto agli sfollati. Eppure, continua la presidente di Mediterranea, “il flusso dei profughi interni continua, sebbene se ne parli sempre meno” e a Leopoli “è rimasta aperta e operativa solo una delle strutture ufficiali, nel quartiere di Sykhiv. Quanto a quelle informali che abbiamo supportato nei nostri interventi, non ne resta quasi più nessuna. Abbiamo ritrovato solo quelle piccole e in uno stato degradato. Non sono posti nati per essere luoghi abitativi”.
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