ROMA – I droni iraniani che colpiscono i radar americani nel Golfo assomigliano sempre di più a quelli russi che colpiscono le difese ucraine. Non è una coincidenza. La Russia sta fornendo all’Iran immagini satellitari, componenti per i droni Shahed modificati e consulenza tattica su come usarli: quanti impiegarne in ogni operazione, a quale altitudine farli volare, come sopraffare i sistemi radar prima di un attacco missilistico. Lo riferiscono diverse fonti in una nuova inchiesta del Wall Street Journal, tra cui un alto ufficiale dell’intelligence europea e un diplomatico mediorientale. Mosca sta condividendo con Teheran quello che ha imparato in quattro anni di guerra in Ucraina.I risultati si vedono. In questa guerra l’Iran ha colpito con maggiore precisione rispetto al conflitto di dodici giorni dell’anno scorso. Tra gli obiettivi centrati: un radar del sistema Thaad in Giordania, installazioni in Bahrein, Kuwait e Oman. “Il targeting iraniano nel Golfo si è concentrato su radar e centri di comando e controllo”, osserva Nicole Grajewski di Sciences Po. “I pacchetti d’attacco iraniani assomigliano sempre più a quelli russi.”
Il filo che lega Mosca e Teheran è lungo. L’Iran ha fornito alla Russia decine di migliaia di droni Shahed per la guerra in Ucraina. Mosca li ha usati, li ha migliorati, ha cominciato a produrli in proprio. Adesso restituisce il favore, trasferendo le innovazioni sviluppate sul campo ucraino. Un ciclo di apprendimento militare condiviso, con l’Ucraina come laboratorio involontario.L’assistenza russa ha i suoi limiti. Mosca è ancora impegnata sul fronte ucraino e non vuole spingere troppo, per non irritare Trump. Steve Witkoff, inviato speciale americano che conduce i negoziati con Mosca, riferisce che i russi negano tutto. La Casa Bianca ha risposto che “nulla di ciò che altri paesi forniscono all’Iran sta influenzando il nostro successo operativo”, citando oltre settemila obiettivi colpiti e un calo del novanta per cento degli attacchi missilistici iraniani.Ma la guerra fa comodo a Mosca in più modi. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha fatto salire il prezzo del petrolio, linfa vitale dell’economia russa. Il conflitto consuma le scorte americane di intercettori missilistici, gli stessi che l’Ucraina usa per difendere le sue città. E tiene gli Stati Uniti impegnati su un altro fronte.”È un’occasione per farci assaggiare la nostra stessa medicina”, ha detto Samuel Charap del Rand, riferendosi al supporto d’intelligence che Washington fornisce a Kiev. Il Cremlino vede ancora Washington come un avversario strategico. La luna di miele Trump-Putin, per quanto duri, non cambia i fondamentali.
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