ROMA – I paesi europei, quelli che fanno parte della Nato, stanno studiando insieme un piano per risolvere il problema del passaggio delle navi petrolifere nello stretto di Hormuz. Navi oggi bloccate dalla guerra scatenata dal presidente Trump contro l’Iran in combutta col premier israeliano Netanyahu. Per molti analisti, addirittura, il presidente americano viene descritto come una sorta di ‘burattino’ nelle mani del premier israeliano. L’Europa, con voce unica, ha condannato la guerra di Trump e Netanyahu, giudicandola illegale e respingendo al mittente l’appello a combattere con i ‘guerrieri’ del Ministero della Guerra americano, come lo ha rinominato il ministro guerrafondaio Pete Hegseth. La decisione dei paesi Nato, di far da soli e non farsi coinvolgere, ha scatenato l’ira del presidente americano: l’Alleanza, ha detto Trump, “è una tigre di carta. Non vogliono unirsi alla battaglia per fermare un Iran con il nucleare. Ora che la battaglia è vinta dal punto di vista militare, con ben pochi pericoli per loro, si lamentano degli altri prezzi del petrolio che devono pagare ma non vogliono aiutare ad aprire lo Stretto di Hormuz. Vigliacchi, ce ne ricorderemo”. Preso dalla foga, Trump ha poi sottolineato un’altra assurdità: “I leader dell’Iran sono andati, i prossimi leader sono andati e nessuno vuole più essere leader dell’Iran” ha sottolineato con riferimento alle tante uccisioni. “Vogliamo parlare” con Teheran ma “non c’è nessuno con cui parlare. Non abbiamo nessuno. E sapete una cosa? Ci piace così” ha aggiunto.
Ma veniamo all’accusa lanciata, quella di essere dei vigliacchi. Proprio lui, un codardo patentato ai tempi della guerra del Vietnam. In quel conflitto durato 10 anni, dove morirono 53 mila soldati americani e più di un milione di vietnamiti, per la prima volta a lasciarci le penne furono soltanto i figli del popolo americano. A differenza della Seconda guerra mondiale dove combatterono anche moltissimi figli delle classi agiate. In Vietnam, invece, i giovani con la grana e la famiglia potente trovarono quasi sempre il modo di farsi esonerare. È il caso proprio di Donald Trump che evitò l’arruolamento durante la guerra del Vietnam attraverso una combinazione di rinvii e una successiva esenzione medica. Negli anni ’60, negli Stati Uniti era attivo il sistema di leva obbligatoria (Selective Service).
Trump ricevette quattro rinvii mentre studiava: prima alla Fordham University, poi alla Wharton School dell’Università della Pennsylvania. Questi rinvii erano comuni per studenti universitari a tempo pieno. E che potevano permettersi di pagare le rette. Nel 1968, dopo essersi laureato, Trump fu inizialmente classificato come idoneo al servizio militare. Questo significava che, in teoria, poteva essere chiamato al fronte. Poco dopo, però, ricevette una nuova classificazione: cioè idoneo solo in caso di emergenza nazionale. Il motivo dichiarato fu la presenza di speroni calcaneari, una condizione dolorosa ai piedi. Questa diagnosi lo rese di fatto non arruolabile. Nel 1972 fu definitivamente classificato non idoneo. Nel tempo, questa esenzione è stata oggetto di dibattito: Trump ha affermato di aver avuto problemi reali ai piedi. Alcuni articoli giornalistici hanno sollevato dubbi su come fu ottenuta la diagnosi (ad esempio il coinvolgimento di un medico collegato alla sua famiglia). Come sempre, quando capitano questi casi singolari, non esistono prove definitive di irregolarità legali. Ognuno è libero di pensarla come crede. E comunque non soltanto Trump è riuscito a sfangarla. Anche Bill Clinton ottenne rinvii per studio e partecipò a un programma dove alla fine non fu arruolato. Joe Biden evitò il servizio grazie a una esenzione medica per asma. George W. Bush entrò nella Air National Guard, una via che spesso evitava l’invio in Vietnam. Dick Cheney ricevette cinque rinvii per studio e non servì: arruolato. Altri casi famosi sono quelli del mondo dello spettacolo. Elvis Presley si arruolò davvero (prima del picco del Vietnam), quindi non evitò la leva. Muhammad Ali rifiutò l’arruolamento per motivi religiosi. Condannato finì in carcere, poi assolto e sospeso dalla boxe. Anche ‘Rambo’, Sylvester Stallone, evitò il Vietnam trasferendosi e insegnando in Svizzera durante il periodo della leva. Alla fine, una barzelletta che può ben spiegare il fenomeno Trump: Il vigliacco non mente. Seleziona con cura le verità che non dovrà mai dire.
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