ROMA – Si chiamavano Mohammed Samir Wishah, Ghada Dayekh e Suzan Khalil i tre giornalisti che sono rimasti uccisi a Gaza e in Libano negli ultimi due giorni a causa dei bombardamenti dell’esercito israeliano in Libano e nella Striscia di Gaza.
Il primo, Mohammed Samir Wishah, era corrispondente di Al Jazeera Mubasher. L’emittente ha confermato la morte del collega, avvenuta ieri nella Striscia di Gaza: il report è stato colpito da un drone mentre viaggiava a bordo della sua auto insieme a un’altra persona, che è morta insieme a lui. L’emittente ha condiviso il filmato dei soccorritori intenti a spegnare l’auto in fiamme. Al Jazeera ha condannato il raid definendolo “un crimine intollerabile”, mentre il Comitato internazionale per la protezione dei giornalisti (Committee to Protect Journalists, Cpj) ha definito tale attacco “mirato” al giornalista, ricordando che “la guerra di Gaza è la più letale per i giornalisti mai registrata, e con questa ultima uccisione il totale sale ad almeno 260 giornalisti uccisi dall’inizio del conflitto nel 2023”. Inoltre, “dall’inizio della guerra con l’Iran, il 28 febbraio scorso, altri giornalisti sono stati uccisi in Libano e in tutta la regione, portando il bilancio delle vittime nel solo Libano ad almeno sette nelle ultime settimane”.
Ghada Dayekh e Suzan Khalil erano infatti giornaliste libanesi: Dayekh era una cronista radiofonica dell’emittente Sawt Al-Farah, nella città di Tiro, con cui lavorava da 37 anni. Secondo la ricostruzione ottenuta dal Cpj, era nel suo appartamento quando un missile israeliano ha raggiunto e raso al suolo l’edificio. Quanto a Suzan Khalil di Al-Manar Tv, è rimasta uccisa ieri nel corso degli attacchi su Beirut.
Il Cpj denuncia che “questa serie di attacchi evidenzia un clima di impunità sempre più grave e un palese disprezzo per il diritto internazionale” e ribadisce che “attacchi deliberati, indiscriminati o sproporzionati contro i giornalisti – che sono a tutti gli effetti civili ai sensi del diritto internazionale umanitario – costituiscono crimini di guerra evidenti, e devono essere indagati”.
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