ROMA – In Libano stamattina “si respira un clima di tensione e preoccupazione: l’attacco di mercoledì, che ha colpito diverse aree di Beirut e altre aree del paese, ha colto tutti di sorpresa: il fatto che siano state colpite anche zone più centrali di Beirut, oltre alle zone ‘classiche’ degli attacchi, ha contribuito a seminare panico e incertezza, insieme alle centinaia di feriti e agli oltre duecento morti”. Con l’agenzia Dire parla in collegamento video da Beirut Alessia Borzacchiello, delegata regionale per il Medio oriente e il Nord Africa della Croce rossa italiana (Cri).La Cri, in collaborazione con la Croce rossa libanese, è presente nel Paese per assistere la popolazione colpita dal conflitto che si è intensificato a marzo – con l’escalation di mercoledì da parte di Israele che ha provocato oltre 250 vittime in un giorno -, ma che in realtà prosegue dal 2023: “Forniamo assistenza di primissima emergenza e servizi sanitari”, spiega la responsabile, “attraverso oltre cento ambulanze e centinaia di paramedici e volontari nelle aree più colpite”, quindi principalmente a sud, tra il fiume Litani e nord di Israele, ma anche “nel resto del Paese”.
“SPOSTARSI NON È SEMPLICE NÈ SICURO”
In Libano oggi la sfida principale riguarda la “protezione del personale umanitario e l’accesso ai civili”: sfide collegate, perché spostarsi tra aree interessate dagli ordini di evacuazione dell’esercito israeliano, dove poi seguono i bombardamenti, oppure tra gli scontri con Hezbollah, non è né semplice né sicuro, e dall’inizio del 2026 la Croce rossa e Mezzaluna rossa ha già perso sette membri del suo staff tra Iran, Libano e Gaza.
PERSONALE SANITARIO NEL MIRINO
Dal 2023 gli attacchi al personale umanitario sono diventati sempre più frequenti e non di rado la Federazione internazionale di Croce rossa e Mezzaluna rossa – insieme alle Nazioni Unite – ha dovuto esortare Israele e i gruppi armati coinvolti a evitare di compiere attacchi diretti sui civili, il personale umanitario, le ambulanze e le infrastrutture.
AUTORIZZAZIONI IN RITARDO
“Esiste un complesso meccanismo di autorizzazioni”, riferisce Borzacchiello, “ma non è semplice. Ogni spostamento va concordato e molto spesso le approvazioni per dispiegare il personale umanitario nelle zone ad alto rischio, oppure dopo gli attacchi, non arrivano in tempi tempestivi e questo può ritardare gli interventi, complicando le attività salvavita”.
IL PROBLEMA DEI COLLEGAMENTI STRADALI
In questi ultimi giorni, la delegata della Cri riferisce anche di una “enorme preoccupazione per il collegamento principale tra il nord e il sud del Paese”, poiché “le principali aree di collegamento sono pesantemente sotto attacco”. L’esercito israeliano, che ha annunciato la creazione di una zona cuscinetto nel sud tra il suo confine col Libano e il fiume Litani per eliminare le forze del partito Hezbollah, ha preso il controllo delle arterie stradali e fatto anche saltare in aria dei ponti essenziali per i collegamenti. Così, l’impatto ricade “anche sulla popolazione sfollata”, dice Alessia Borzacchiello, “con un’alta probabilità che non possa fare ritorno nelle proprie case”.
I PROFUGHI
In Libano il conflitto con Hezbollah ha già prodotto oltre un milione e centomila profughi dal sud, ma anche dalla valle della Bekaa, Balbek e dai quartieri meridionali di Beirut. Il governo ha messo in piedi quai 700 centri sfollati dove la Croce Rossa opera in collaborazione con le autorità: “Garantismo assistenza sanitaria di base e poi cibo, acqua potabile, kit igienici – anche specifici per le donne – per ripristinare per quanto è possibile condizioni di vita dignitose per chi è fuggito”, dice la referente della Cri.Infine, un cenno all’Iran, “un contesto completamente diverso, un paese enorme con con milioni di abitanti”. Anche qui, conclue la referente, “la Mezzaluna rossa iraniana ha subito attacchi contro le ambulanze, il personale e i presidi, e abbiamo incontrato molte difficoltà a metterci in contatto anche a causa dei blackout elettrici e di internet”.
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