ROMA – Col 94% dei voti, il ministro dell’Economia Romuald Wadagni diventa il nuovo presidente del Benin, succedendo così a Patrice Talon, che ne aveva sostenuto la candidatura. L’unico sfidante di Wadagni, Paul Hounkpe, ha già riconosciuto l’esito del voto, che ha visto un’affluenza sopra il 54%. Secondo gli osservatori, il voto si sarebbe tenuto in modo pacifico e regolare, nonostante la presenza di soli due candidati e l’assenza del candidato del principale partito di opposizione, i Democratici, che ha inoltre perso molti seggi alle legislative di gennaio. Inoltre, i livelli di affluenza sarebbero stati disomogenei, in particolare nei centri urbani.
Wadagni, ormai ex ministro dell’Economia del governo Talon dal 2016, ha una lunga carriera nel mondo della finanza internazionale, ricoprendo importanti incarichi per la Banca mondiale e della filiale francese di Deloitte. Il nuovo capo dello Stato resterà in carica fino al 2033, dopo la riforma che ha esteso a sette anni il mandato presidenziale.
Il Benin, piccolo Paese stretto tra Togo, Niger, Nigeria e il Golfo di Guinea, è caratterizzato da una certa stabilità sia politica che economica, nonostante il tentato colpo di Stato di dicembre da parte di un gruppo di militari delle Forze armate. Il Paese mostra inoltre buone performance economiche: secondo la Banca mondiale, nel 2024 ha registrato una crescita del 7,5%, tra i livelli più alti del continente africano. A fare da traino, il settore dei servizi e della produzione industriale. L’organizzazione internazionale stima poi una crescita del 7,1% per il triennio 2025-2027.
Meno bene andrebbero le cose a livello di libertà civili. Come ha detto a Radio France internationale Nelson Baiye Mbu, esperto in diritti umani per l’Africa occidentale dell’alleanza Civicus, con sede a Johannesburg, le autorità beninesi dal 2018 usano i crimini legati all’hate speech e alle fake news per arrestare giornalisti critici nei confornti del governo, una pratica che sarebbe peggiorata dopo il fallito golpe: i cittadini che hanno espresso commenti hanno dovuto affrontare una “corte speciale” per crimini legati al terrorismo. Stando all’indice mondiale sulla libertà di espressione stilato da Reporters Without Borders, il Benin si classifica in 92esima posizione, anche per via di tali arresti tra i cronisti tra cui Hugues Comlan Sossoukpe, il cui sito di informazione è stato chiuso per aver pubblicato articoli sul tentato colpo di Stato.Amnesty International denuncia limitazioni alla libertà di manifestazione, dopo che un corteo a Cotonou organizzato ad aprile dello scorso anno dalle unioni sindacali contro il carovita è stato “represso con un uso eccessivo della forza”.Il costo della vita è infatti aumentato a causa della chiusura del confine col Niger, dopo il colpo di Stato in quel Paese. La decisione di mantenere chiuso i confine al passaggio di uomini e merci segue le sanzioni imposte dall’Organizzazione economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas) dopo che nel 2023 i militari nigerini hanno deposto il governo del presidente Mohamed Bazoum.
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