giovedì, 30 Aprile 26

Libano, colloqui ‘costruittivi’ con Israele ma il cessate il fuoco è ancora lontano

MondoLibano, colloqui ‘costruittivi’ con Israele ma il cessate il fuoco è ancora lontano

(DIRE) Roma, 15 apr. – Non è stato raggiunto un accordo sul cessate il fuoco tra Israele e Libano nei negoziati che si sono aperti nella giornata di ieri a Washington, tuttavia si è trattato di colloqui “costruttivi”, che proseguiranno. Lo ha dichiarato Nada Hamadeh Moawad, l’ambasciatrice libanese negli Stati Uniti, parte del team negoziale. “Ho sottolineato il bisogno di preservare l’integrità territoriale e la sovranità dello stato libanese, e ho fatto appello al cessate il fuoco e al ritorno degli sfollati alle loro case”.
Presente ieri anche il segretario di Stato americano Marco Rubio, secondo cui il tavolo di dialogo tra i due Paesi – che non si vedeva dal 1993 – è stata “un’opportunità storica” e ha auspicato “progressi”, sebbene i nodi più difficili “non si risolveranno nelle prossime ore”.

Da Beirut, il presidente Joseph Aoun ha lanciato un appello alla fine delle sofferenze del popolo libanese”: “Spero che l’incontro a Washington”, ha detto, “segni l’inizio della fine delle sofferenze del popolo libanese in generale, e in particolare di quello del sud”, nella convinzione che “la stabilità non tornerà nel sud se Israele continuerà a occuparne i territori”.

Quanto a Israele, un alto funzionario contattato dal Times of Israel ha dichiarato: “C’è un interesse reciproco tra Israele e il Libano a smantellare Hezbollah e a forgiare una vera pace tra Libano e Israele. È su questo che ci concentreremo”.

Stamani, i media libanesi sottolineano il grande assente da questi colloqui: la Francia, principale partner del Libano dai tempi del mandato coloniale. Il presidente Emmanuel Macron in queste settimane ha più volte rivolto appelli a Israele a fermare l’escalation, proteggere i civili e ritirare le truppe dal sud del Paese, una posizione che secondo L’Orient le Jour ora Parigi “sta scontando”: le tensioni con Tel Aviv sarebbero costate alla Francia l’esclusione dai negoziati. Finiti i tempi in cui l’Esagono riusciva a mediare, come quando spinse per la risoluzione 1701 dell’Onu che nel 2006 poneva fine all’invasione del Libano oppure quando favorì, insieme agli Stati Uniti, il cessate il fuoco del novembre 2024.

Le ostilità tra Israele e Hezbollah sono riprese il primo marzo scorso, dopo il lancio dell’offensiva di Stati Uniti e Israele all’Iran del 28 febbraio. Il partito filo-iraniano Hezbollah ha lanciato missili contro il nord di Israele a sostegno dei Pasdaran, innescando la risposta militare dell’esercito israeliano che ha bombardato a tappeto le regioni a sud e i quartieri meridionali di Beirut, ritenuto roccaforti del movimento schiita. All’operazione è seguita un’invasione di terra con l’obiettivo di creare una zona cuscinetto nel sud del Libano, provocando anche il ritiro dell’esercito libanese da quelle aree. Ad oggi si contano più di 2mila morti e lo sfollamento di oltre un milione e duecentomila libanesi su una popolazione di 4 milioni. L’8 aprile i governi di Washington e Teheran hanno raggiunto un cessate il fuoco di quindici giorni. Il governo di Tel Aviv ha subito chiarito che il Libano non era incluso nella tregua.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it

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