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Assemblea Ali: “Sul Pnrr il governo si è già arreso”

PoliticaAssemblea Ali: “Sul Pnrr il governo si è già arreso”

ROMA – Ad agitare le riflessioni degli amministratori riuniti a Bergamo per la due giorni dell’Assemblea nazionale di Ali non è soltanto lo sprint finale rispetto al Pnrr. Certo, i circa 45mila progetti pari a 60,3 miliardi di interventi da portare a compimento per metà hanno alimentano l’incertezza. Pochi dei sindaci in platea al Palazzo dei Contratti pensano che saranno completati entro il 30 giugno. Ma a pesare è soprattutto l’interrogativo su quanto accadrà dal giorno successivo. E che la questione sia di rara importanza lo testimonia il fatto che il panel inaugurale è dedicato proprio al dopo Pnrr.

MANFREDI: “CONCLUDIAMO IL PNRR, MA NON ABBIAMO NESSUN PIANO DI INVESTIMENTO”

Tuttavia, un segno inequivocabile lo si può cogliere anche nei saluti istituzionali del sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, intervenuto in collegamento video con l’Assemblea nella sua veste di presidente nazionale di Anci: “Oggi concludiamo il Pnrr, ma non abbiamo nessun piano di investimento che continui l’opera- dà il ‘la’ l’ex ministro del governo Conte- e questo è un grande vulnus, un grande problema. Non possiamo fermarci. Dobbiamo da un lato pensare alla gestione corrente delle opere che sono state realizzate, dobbiamo garantire che le opere ancora non completate vengano sostenute finanziariamente dal governo, ma poi dobbiamo avere un nuovo piano di investimenti per continuare gli interventi che servono nelle tecnologie, nei trasporti e nel sociale”.

MARRUCCI: “POSSIAMOP CHIEDERE AL GOVERNO DI USCIRE DA QUESTA SINDROME DEL BARATRO O DEL TERRAPIATTISMO?”

Più dirompente il messaggio che indirizza all’esecutivo il vicepresidente nazionale di Ali e sindaco di San Gimignano, Andrea Marrucci: “Possiamo chiedere al governo di uscire da questa sindrome del baratro o del terrapiattismo per cui sembra che dal 30 giugno in poi non ci sia più niente e il mondo finisca?”. Il sindaco toscano incalza l’esecutivo: “Batta un colpo”. I sindaci di Ali “non propongono di difendere l’esistente, ma di indicare una linea chiara, di salvare il metodo, di correggere ciò che c’è da correggere, di rafforzare i Comuni e i territori quali soggetti fondamentali per una svolta del sistema Paese. E una modifica del testo unico degli enti locali che si faccia carico di questa esigenza”. D’altra parte gli amministratori locali di centrosinistra non si sottraggono al dovere di vagliare le acquisizioni, ma anche i limiti e le sfide che in prospettiva hanno dischiuso i fondi del Next Generation Eu. Primo punto è la ‘legacy’ del Pnrr: “Il suo lascito non coincide con le opere finanziate- ripercorre Marrucci, intervenendo durante la discussione- ma un’impostazione basata sulla programmazione degli obiettivi, la tracciabilità, la verifica degli avanzamenti. È un patrimonio che non deve essere disperso”. Pur nella consapevolezza che difetti di fondo ce ne sono stati. È significativo a parere di Marrucci che non si sia vista una strategia organica di sviluppo territoriale. Allo stesso modo i cronoprogrammi hanno introdotto una rigidità temporale eccessiva per opere di natura troppo diversa, mentre gli investimenti non sono stati accompagnati da una politica industriale conseguente e da un’azione mirata per ridurre i divari delle aree interne.

I Comuni si sono poi sentiti penalizzati dalle manchevolezze delle aziende: “Abbiamo fatto tutto per tempo quando si è tratto di svolgere le gare- ricorda il sindaco del Comune senese- nella fase esecutiva, però, ci siamo trovati di fronte spesso delle scatole vuote e a un codice degli appalti troppo sbilanciato sulle imprese e poco attento a tutelare le risorse pubbliche”. Il numero due dell’associazione auspica in un orizzonte a breve termine il varo di un grande programma di manutenzione ecologica del territorio, di digitalizzazione pubblica, di infrastrutturazione sociale, ma anche di risposta all’emergenza abitativa che tenga conto delle carenze strutturali e le superi. Del resto la premessa è che venga superata quella logica che ha visto il governo fin qui vivere il Pnrr come un “ospite scomodo”, secondo la definizione che ne dà il sindaco di Cascina (Pisa), Michelangelo Betti: “Ha cancellato qualsiasi discussione sul futuro degli investimenti- ammonisce, prendendo la parola a Bergamo- quest’assenza di confronto è stato un limite grandissimo”. Un’interlocuzione interrotta a dispetto del desiderio dei Comuni di misurarsi con proposte concrete per continuare a spingere sugli investimenti. Abbracciando le esigenze non solo delle grandi città, ma dei territori piccoli e medi.

In questa ottica il sindaco di Seregno (Monza) e vicepresidente vicario di Ali Lombardia, Alberto Rossi, ipotizza un fondo permanente nazionale per le assunzioni di personale tecnico nelle amministrazioni, verso snodo per determinare il successo di piani cospicui di spesa, e una semplificazione shock dell’esecuzione dei progetti. Mentre il sindaco di Cremona, Andrea Virgilio, invita il governo a riconoscere un peso maggiore ai Comuni nel determinare le grandi scelte strategiche del Paese: a partire, appunto, dagli investimenti.
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