ROMA – “Erano le undici di sera, stavo tornando a casa, stavo scendendo dall’auto in garage quando quattro persone mi hanno aggredito da dietro, io ho provato a resistere, a quel punto hanno iniziato a colpirmi, soprattutto uno prendendomi a pugni, io ho provato a resistere ancora un po’, finché uno ha tirato fuori una pistola, l’ha armata e me l’ha puntata in mezzo agli occhi”. Così Alberto Filippi, ex senatore della Lega, imprenditore e giornalista de L’identità, racconta al quotidiano online la rapina di cui è stato vittima, insieme alla sua famiglia, la sera del 17 aprile.
LE MINACCE E IL SEQUESTRO
Un incubo che spezza la normalità di un qualsiasi venerdì sera. L’uomo, 60 anni, è stato colto di sorpresa mentre rientrava nella sua villa di Arcugnano, sulle colline intorno a Vicenza. Dopo varie minacce, è stato posto sotto sequestro insieme alla moglie Monica e alle due figlie di 13 e 10 anni.
“Mi hanno detto di aprire la porta di casa, ho aperto la porta di casa, sapendo purtroppo che c’erano anche le mie bambine e mia moglie, mi hanno sequestrato al pian terreno con uno di questi quattro che mi teneva un cacciavite molto lungo, molto grosso, puntato sul fianco”, racconta ancora Filippi a L’identità. “A quel punto sono andati di sopra e hanno sequestrato, tenendoli sotto controllo per un’ora, i miei familiari e portato via tutto”, aggiunge. “Abbiamo le telecamere che hanno registrato tutto”, dice Filippi.
UN BOTTINO DEL VALORE DI OLTRE TRE MILIONI DI EURO
In totale i quattro sono riusciti ad appropriarsi di un bottino del valore di oltre tre milioni di euro, tra orologi e oggetti di valori. Sono in corso le indagini dei carabinieri per risalire alla banda. “Avevano il volto coperto, non erano italiani, erano dell’Europa dell’Est”, ricorda Filippi. “Sapevano chi fossi e dove vivevo, sono andati a colpo sicuro”, aggiunge. L’ex senatore è stato, poi, portato al Pronto Soccorso per accertamenti medici. Ci è arrivato con “contusioni in faccia, un occhio nero e ferite alle mani”. Queste guariranno, quello che rimane in casa è “un mix di terrore, di rabbia, di incredulità per quanto ci è capitato”.
Così conclude con un appello a una maggiore politica della sicurezza: “La vera ingiustizia è che si sanno quali sono le malattie che portano a questi livelli inaccettabili di insicurezza. Il problema è che ci sono anche le cure, ma per motivi politici a volte queste cure non vengono messe in campo. E allora bisogna avere il coraggio di fare una politica della sicurezza come va fatta, come si deve”.
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