domenica, 3 Maggio 26

Al carcere Dozza di Bologna riapre il caseificio: farà caciotte

LavoroAl carcere Dozza di Bologna riapre il caseificio: farà caciotte

BOLOGNA – Dalle mozzarelle alle caciotte. Dopo cinque anni di inattività, riapre il caseificio all’interno del carcere della Dozza di Bologna. A regime darà lavoro a sei detenuti (per ora sono tre gli assunti), pagati secondo quanto previsto dal contratto nazionale di categoria, accompagnati da 18 volontari dell’associazione Avoc.

OBIETTIVO: 800 QUINTALI DI LATTE LAVORATO ALL’ANNO

La formazione professionale è stata curata da Cefal. La previsione è lavorare ogni anno 800 quintali di latte, donato dalla cooperativa di allevatori Gran Latte e pastorizzato nel vicino stabilimento della Granarolo, per poi essere trasportato in carcere e utilizzato per produrre le caciotte, che saranno vendute attraverso i circuiti di Coop Alleanza 3.0 e nelle mense Camst.

IL PROGETTO E CHI LO SOSTIENE

Il progetto è appunto targato Granarolo, in collaborazione con l’impresa sociale Fare impresa in Dozza (Fid), ed è stato presentato questa mattina all’interno della Casa circondariale dalla direttrice dell’istituto, Rosa Alba Casella, alla presenza tra gli altri della ministra del Lavoro, Marina Calderone, del sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari, del presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, e del sindaco di Bologna, Matteo Lepore.

Il caseificio era stato avviato per la prima volta nel 2020 con la previsione di produrre mozzarelle, ma durò solo pochi mesi. E i locali da allora erano rimasti inutilizzati. Nel 2025 si è rimesso mano al progetto, riconvertendo la produzione appunto in favore delle caciotte, che hanno meno problemi anche di conservazione rispetto alle mozzarelle. Valerio, da tre anni in carcere, è uno dei detenuti assunti nel caseificio. “Se le cose andranno bene- dice- porterò questa esperienza fuori con me. Speriamo che questa caciotta faccia il giro del mondo”.

CHI CI LAVORA

Ad oggi sono 35 in totale i detenuti che lavorano in carcere, di cui due donne, e altri 58 lavorano all’esterno dell’istituto nelle aziende del territorio. La riapertura del caseificio “segna un altro importante tassello del progetto che vede il lavoro al centro del percorso di riabilitazione”, rileva la direttrice della Dozza.

“LE CACIOTTE? SARANNO BUONISSIME”

Soddisfatto il presidente di Granarolo, Gianpiero Calzolari. “Abbiamo lavorato sulle tante difficoltà che c’erano da superare e ci siamo convinti che era la strada giusta. Le caciotte saranno buonissime- assicura- non possiamo pensare che in nome della solidarietà si facciano prodotti non buoni”. Contento anche Maurizio Marchesini, presidente di Fid. “Oggi è un giorno di festa- afferma- ma non è solo una inaugurazione. È  la prova che anche nei contenuti più complessi si può costruire lavoro e dignità. Con Granarolo facciano un ulteriore salto di qualità per la nostra attività”.Marchesini poi ci tiene a rimarcare: “Sono davvero pochi i detenuti che lavorano. Occorre un’alleanza stabile e una collaborazione costante col pubblico per superare le rigidità. Dobbiamo fare un passo in più”. Della stessa idea anche de Pascale. “In tanti si sono mobilitati per un numero circoscritto di detenuti- sottolinea il presidente- ma anche una sola vita vale tutto lo sforzo fatto. Questi risultati ci devono anche far sentire in colpa, perché una strada è possibile. E dobbiamo perseguirla con impegno”.Lepore, dal canto suo, plaude all’esempio che viene da Granarolo e da Fid per tutta la città. “È davvero un grande risultato- dice il sindaco- e farlo qui vale il triplo”. Questo progetto, aggiunge il cardinale Matteo Zuppi in un videomessaggio, “dimostra che il rapporto tra il territorio e il carcere è pieno di possibilità e apre itinerari di speranza. Scontare la pena non deve significare non fare nulla, ma redimersi e preparare il futuro”.All’obiettivo ‘Recidiva zero’ fanno riferimento sia Calderone sia Ostellari. “Questo progetto mette il lavoro al centro come elemento di dignità dell’uomo e riduce la recidiva- commenta la ministra- è importante valorizzare l’esperienza del lavoro in carcere, perché dove i detenuti imparano un mestiere e lo trovano anche fuori, la recidiva scende dal 70% al 10%”. Il sottosegretario chiosa: “La sicurezza si garantisce con il presidio del territorio e con il contrasto alla criminalità, ma anche investendo sulle persone. Perché uno Stato presente è quello che sa essere fermo contro la violenza e, allo stesso tempo, capace di creare opportunità di cambiamento”.

(photo credit: caseificiopresanella/fb)
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