giovedì, 30 Aprile 26

Confcooperative, con le coop sociali beneficio da 10 milioni per la pubblica amministrazione dell’Emilia-Romagna

PoliticaConfcooperative, con le coop sociali beneficio da 10 milioni per la pubblica amministrazione dell’Emilia-Romagna

BOLOGNA – Ogni lavoratore fragile inserito genera un risparmio medio annuo per la spesa pubblica pari a 4.783 euro. Proiettando il dato sui 2.135 lavoratori occupati nelle coop coinvolte, si stima un impatto complessivo superiore ai 10 milioni di euro annui solo per quanto riguarda il mondo Confcooperative. Un risultato che rimarca “come la cooperazione sociale non rappresenti un costo, ma un investimento capace di produrre benefici concreti per l’intero sistema pubblico”. È quanto emerge all’assemblea di Confcooperative Federsolidarietà Emilia-Romagna oggi all’Hotel Savoia Regency di Bologna, intitolata “Oltre il giardino. L’economia sociale per i diritti, contro le disuguaglianze”, tramite una ricerca di Social Seed, con stime basate su un modello di analisi sviluppato a partire da uno studio realizzato da Aiccon e dal Centro Studi Socialis. È stato misurato appunto il risparmio generato per i budget pubblici dagli inserimenti lavorativi, realizzati da cooperative sociali di tipo B in Emilia-Romagna, attraverso il metodo di valutazione Valoris. Al centro dell’analisi ci sono le 170 cooperative sociali di tipo B e A+B aderenti a Confcooperative Federsolidarietà Emilia-Romagna, che registrano 2.135 persone svantaggiate inserite al lavoro. Il rapporto medio è di un operatore ogni sette lavoratori svantaggiati, con una mediana di uno a quattro.

MILZA: “IL CONTRIBUTO DELLA COOPERAZIONE DIVENTA SEMPRE PIÙ STRATEGICO”

“La ricerca- evidenzia dal palco il presidente Confcooperative Emilia-Romagna Francesco Milza, sul ruolo di supplenza di fatto delle coop per il sistema pubblico- mette in luce il valore generato dalla cooperazione sociale di inserimento lavorativo, non solo in termini di inclusione ma anche di impatto economico, evidenziando un contributo spesso non pienamente riconosciuto nei tradizionali sistemi di misurazione”. In una “fase storica globale segnata da profondi cambiamenti, il contributo della cooperazione diventa sempre più strategico per garantire diritti, creare opportunità e rafforzare la tenuta delle comunità”, aggiunge Milza. Il sistema pubblico risparmia e non poco, quindi, grazie al lavoro delle coop sociali, anche se in assemblea Stefano Granata, presidente nazionale di Confcooperative Federsolidarietà, ricorda che “le cooperative di tipo B sono un vero e proprio fattore di sviluppo del territorio, non servono solo a risparmiare. Dobbiamo andare oltre la logica difensiva- sprona quindi Granata- proprio per rendere sempre più riconoscibile il nostro ruolo”. La ricerca, sulle fragilità intercettate dal sistema cooperativo, indica poi che la quota più rilevante riguarda persone con disabilità fisica o sensoriale (36%), seguite da persone con dipendenze (20%) e da persone con disabilità psichica (18%). Si tratta sempre, dunque, di “bisogni complessi, multidimensionali e in costante evoluzione“, rimarca lo studio.

BUZZI: “SIAMO SOGGETTI CHE PROMUOVONO INCLUSIONE, DIRITTI E PARTECIPAZIONE”

“La cooperazione sociale di tipo B– puntualizza in assemblea Antonio Buzzi, presidente di Confcooperative Federsolidarietà Emilia-Romagna- rappresenta una delle espressioni più avanzate dell’economia sociale, capace di coniugare impresa e interesse generale. Non siamo semplicemente produttori di servizi, ma soggetti che promuovono inclusione, diritti e partecipazione, contribuendo in modo concreto alla costruzione di comunità più coese e a un modello di sviluppo più equo”.

DE PASCALE: “L’ECONOMIA SOCIALE È UN PILASTRO, IN EMILIA-ROMAGNA LA SOSTENIAMO”

L’economia sociale rappresenta “uno dei tratti identitari più forti dell’Emilia-Romagna. Per questo abbiamo proposto di inserirla, insieme al lavoro e al clima, tra gli assi strategici del nuovo Patto per la regione”. È infatti “un modello che interpreta in modo concreto l’idea che la crescita economica debba generare anche giustizia sociale“, valorizzando il lavoro e “offrendo a ogni persona la possibilità di contribuire allo sviluppo della comunità, a partire dalle situazioni di maggiore fragilità”. Così il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, portando il suo saluto in apertura della parte pubblica dell’assemblea di Confcooperative Federsolidarietà Emilia-Romagna, oggi all’Hotel Savoia Regency di Bologna, dal titolo “Oltre il giardino. L’economia sociale per i diritti, contro le disuguaglianze”.

DE PASCALE: “OPPORTUNITÀ PER L’INTERO TERRITORIO REGIONALE”

Quindi, continua in sala de Pascale, al centro c’è “un modello che vede nella cooperazione sociale, e in particolare in quella di inserimento lavorativo di persone svantaggiate, un pilastro fondamentale. In Emilia-Romagna esistono esperienze diffuse e di grande qualità che vogliamo rafforzare e rendere sempre più accessibili”. La nuova legge sull’economia sociale va proprio in questa direzione, rimarca il presidente della Regione all’assemblea regionale di Federsolidarietà, ovvero quella di “sostenere e sviluppare modelli già maturi e qualificati, trasformandoli in opportunità per l’intero territorio regionale“.
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