ROMA – Una festa della Liberazione ancora una volta con episodi di intolleranza. “Per me questo 25 Aprile – risponde all’agenzia Dire il senatore del Pd Filippo Sensi- è stato il più amaro che abbia mai vissuto”. Alle decine e decine di migliaia di persone che hanno sfilato e festeggiato la liberazione dal fascismo, prosegue “e la nostra gratitudine e devozione per quanti hanno combattuto contro il fascismo per libertà e la democrazia”.
Ciò detto, sottolinea Sensi, “non si può ridurre quello che è successo a poche mele marce oppure a pochi estremisti secondo lo schema che poche persone non possono rovinare una grande appuntamento nazionale… io penso quello che è successo a Roma dove due persone che avevano un fazzoletto dell’Anpi sono state ferite con una pistola non è una questione trascurabile. E’ l’indizio, la spia di un clima, come quanto accaduto a Milano con la Brigata ebraica alla quale di fatto non è stato consentito di sfilare nel corteo della manifestazione con un vero e proprio blocco non di poche persone ma da centinaia di persone… non solo, a Bologna addirittura un anziano signore di Italia viva che volevano semplicemente portare la bandiera dell’Ucraina, che oggi è la lotta di liberazione che dovrebbe accomunare tutta l’Europa, è stato invece cacciato. Serve senso di responsabilità da parte della politica e di tutti quanti, ci sono appuntamenti, ci sono valori attorno ai quali dobbiamo riconoscerci tutti quanti”.
Ognuno per la sua parte, dice ancora il senatore del Pd “deve lavorare perché questa violenza, il fatto che non si riconosca all’altro la possibilità di dialogare e confrontarsi non faccia parte più delle scelte possibili”. Poi l’appello: “Lo dico pure alla mia parte politica, quello che è successo a Milano, attorno alla Brigata ebraica, è una questione che ci interroga. Interroga il Partito Democratico”, incalza Sensi, secondo il quale “questo clima, che ha le sue causali, le sue responsabilità e che ovviamente è legato a quello che succede in Medio Oriente, è figlio dell’odio del 7 ottobre, della criminale condotta militare su Gaza, di una radicalizzazione dello scontro e di una violenza. Nel caso specifico le responsabilità enormi che continua ad avere il governo di Netanyahu, della destra israeliana, sono pesantissime, gravissime e imperdonabili. Detto questo, non vedo questo cosa centri con il fatto che ai rappresentanti della Brigata ebraica, che ha fatto la resistenza per cacciare i fascisti dal nostro Paese, non sia consentito di poter sfilare e di poter portare il loro contributo”. Questo per Sensi “non ha nulla a che vedere con il giudizio sul governo Netanyahu”. E vale lo stesso ragionamento “se uno vuole sfilare con la bandiera ucraina il giorno della festa della Liberazione: secondo me è esattamente il luogo giusto dove stare con la bandiera dell’Ucraina”.
Quindi, conclude il senatore del Pd, “dobbiamo sentirci interrogati e chiamati in causa, a prescindere da chi abbia fatto o non abbia fatto. Penso che parte della nostra responsabilità come forza di centrosinistra, democratica e progressista, sia quella di porsi domande e di dare risposte di risponsabilità, di buon senso e di moderazione. Il silenzio purtroppo non mi pare la strada giusta”.
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