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VIDEO | Rovelli: “In Italia ci sono circa 80 bombe nucleari americane. A morire per primi sarebbero gli abitanti del Nord”

MondoVIDEO | Rovelli: “In Italia ci sono circa 80 bombe nucleari americane. A morire per primi sarebbero gli abitanti del Nord”

ROMA – “Nelle guerre si cade senza volerlo e il rischio di una guerra nucleare è altissimo”. Sono le parole di Carlo Rovelli, che ieri sera a ‘Che Tempo Che Fa’ ha presentato il suo libro ‘La cattiva coscienza dei fisici’. A 40 anni dalla tragedia di Chernobyl, che ricorreva proprio ieri 26 aprile, il fisico ha colto l’occasione per spiegare che oggi ci troviamo in una posizione molto delicata.

IN ITALIA 80 CIRCA 80 BOMBE NUCLEARI AMERICANE

Rovelli ha affermato che in Italia esistono circa un’ottantina di bombe nucleari americane dislocate sul territorio: “Per quanto ne sappiamo sono situate in due basi, una vicino a Brescia (Ghedi ndr) e l’altra vicino a Udine (Aviano ndr). Sono una parte consistente delle bombe atomiche in Europa”. Il fisico ne ricorda anche la questione politica: “Quando non era più presidente, Cossiga disse che miravano su Praga e Budapest, adesso non lo so dove mirino”. Per Rovelli tutto questo “è uno scandalo assoluto perchè non c’è mai stata una discussione politica e noi siamo in democrazia e perché sono illegali. Infatti il governo non nega che ci siano, ma non ha mai detto che ci sono”. Durante l’intervista Ravelli precisa inoltre che l’Italia ha firmato il Trattato di non proliferazione nucleare, ratificato dal Parlamento, come Stato non nucleare, quindi si è impegnata sia nella legge internazionale sia in quella interna a non avere armi atomiche. E invece le abbiamo”. Il fisico ha sottolineato, poi, come le bome presenti sul territorio italiano non servirebbero nemmeno per difenderci “perchè se ci fosse una guerra nucleare seria, quelli a morire per primi sarebbero gli abitanti del Nord Italia, per difendere gli americani. Quelli che muoiono bruciati vivi sono i più fortunati”, ha detto.

PERCHE’ L’ITALIA

Durante la Guerra Fredda, gli Stati Uniti dispiegarono armi nucleari in diversi Paesi europei alleati, tra cui l’Italia, per contenere l’influenza dell’Unione Sovietica. Questo sistema, prevedeva che alcune nazioni ospitassero ordigni nucleari sotto controllo statunitense, ma con la possibilità di impiego da parte delle forze locali in caso di conflitto. Secondo il progetto di ricerca europeo Nuclear Sharing, l’Italia è l’unico Paese NATO con due basi nucleari e stima un numero tra i 35 e i 70 ordigni del tipo B61 distribuite tra Aviano e Ghedi.
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