giovedì, 30 Aprile 26

In Colombia 26 attentanti in 48 ore, si avvicinano le elezioni

MondoIn Colombia 26 attentanti in 48 ore, si avvicinano le elezioni

ROMA – “In Colombia la popolazione è stremata: 26 attentati terroristici in 48 ore indicano quanto rapidamente potrebbe crescere il livello di violenza, soprattutto ora che siamo in periodo elettorale. Tra maggio e giugno si terrà il primo e secondo turno delle presidenziali”. Eleonora Cormaci è desk officer America Latina e Caraibi per la Fondazione Terre des Hommes e con l’agenzia Dire parla a pochi giorni da una serie di attacchi che hanno causato morti e feriti anche tra i civili, nei dipartimenti sud-occidentali di Cauca e Valle del Cauca, come hanno confermato le Forze armate. Tra i più gravi, quello di domenica, quando un pullman è saltato in aria su una mina lungo l’autostrada Panamericana tra Cauca e Nariño, causando 20 morti – di cui 15 donne – e decine di feriti.

LA SFIDA DELLA “PAZ TOTAL” DI GUSTAVO PETRO

Il governo del presidente Gustavo Petro, il primo di sinistra, che ha fatto della ‘Paz total’, la pace totale, la bandiera del suo mandato, accusa la fazione dissidente del gruppo paramilitare della Forza armata rivoluzionaria (Emc-Farc), quella che nel 2016 si rifiutò di siglare l’accordo di pace col governo, e quindi non ha rinunciato né alle armi né al controllo di corridoi e territori strategici per il narcotraffico. A quella milizia si sono aggiunti gruppi nuovi, mentre resta sempre attivo il movimento dell’Eln con cui un processo di pace non è mai iniziato. Per Petro, che punta al secondo mandato, si tratta di gestire una sfida enorme.

LA GUERRA DEI GRUPPI ARMATI DOPO 10 ANNI DI TREGUA

Gruppi armati vecchi e nuovi prendono infatti di mira stazioni di polizia e obiettivi dell’esercito, ma anche impianti per le telecomunicazioni, per indebolire il controllo dello Stato sul territorio. Il conflitto che si pensava ormai concluso da dieci anni, è dunque ripreso nel gennaio 2025, in particolare dall’altro lato del Paese, tra le regioni settentrionali di Norte de Santander e Catatumbo, al confine col Venezuela, e “da dicembre si sta intensificando- riferisce Cormaci- con un gravissimo impatto sulle popolazioni: gli sfollati interni sono decine di migliaia ormai e l’afflusso si è enormemente intensificato. Questa- avverte- è una crisi di protezione”. I gruppi armati hanno iniziato a colpire anche obiettivi civili, come fabbriche o mezzi di trasporto lungo le strade, passando anche dalle zone rurali a quelle urbane. “I combattenti- denuncia Cormaci- spesso impediscono alle persone di uscire dalle comunità, oppure applicano dei coprifuoco de facto – con orari precisi – e questo ha un impatto negativo anche sulle attività economiche: ci sono villaggi molto distanti dalle arterie stradali”.

POPOLAZIONE IN FUGA DAI DRONI

A ciò si aggiungono gli sfollamenti con “fughe dai droni”, sempre più impiegati negli ultimi anni, “che colpiscono i villaggi, che non lasciano il tempo di prendere nulla da casa, oppure ordini di evacuazione a stretto giro”. Agli atti di rappresaglia e agli omicidi mirati contro leader politici o sociali, possono aggiugnersi anche ordini “opposti”: “capita che chi è fuggito nelle città venga costretto a tornare nelle zone rurali”.

L’EMERGENZA NELL’AREA DEL CATATUMBO

Così, i bisogni umanitari “si moltiplicano” riferisce la responsabile di Terre des Hommes: dall’insicurezza deriva “mancanza di accesso ad acqua e cibo, lavoro e reddito, possibilità di raggiungere i centri di salute e le scuole”. E poi si sommano gli effetti dell’enorme pressione dei migranti dal Venezuela (stime ufficiali ne indicano 3 milioni, ma sarebbero almeno 8 milioni quelli transitati dalla crisi del 2017) e poi i colombiani che dopo decenni in Venezuela sono costretti a rientrare. Continua Cormaci: “Il Catatumbo è lo specchio di questa combinazione di crisi: migratoria, di sfollamento, di mancanza di lavoro, servizi di base e protezione”. Qui Terre des Hommes lavora da diversi anni con programmi di protezione per i migranti dal Venezuela, in particolare donne e minori, ma anche per le comunità ospitanti nonché gli sfollati interni: 33mila in pochi mesi a causa di una escalation che ebbe eguali solo nel 2002. In questo contesto “è difficile anche per noi organismi umanitari avere accesso alle popolazioni” e lì dove serve tutto, c’è il rischio che “il supporto alla salute mentale delle persone scivoli in secondo piano”.Infine, la crisi dell’ultima settimana è coincisa con l’annuncio dell’amministrazione Trump di un ulteriore taglio agli aiuti umanitari alla Colombia, una decisione che costringe gli organismi di cooperazione “a lavorare anche con meno risorse, rendendo la risposta all’emergenza ancora più complicata”, conclude la responsabile.

(photo credit: Terre des Hommes)
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