di Vittorio Di Mambro Rossetti e Redazione
ROMA – “Il mondo dell’odio invece è talmente vasto ed è sempre più vasto”. Ne è sicura la senatrice a vita Liliana Segre che, durante il convegno “Le vittime dell’odio” organizzato al Memoriale della Shoah-Binario 21 a Milano in un dialogo con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, racconta di alcuni messaggi che tutt’ora riceve.
“Nonostante abbia la scorta dei miei carissimi carabinieri da anni per cui non posso fare un passo fuori dalla porta di casa mia se non con loro, questa valanga di odio che trascina le persone a mandarmi per esempio dei messaggi – ma io quest’anno compio 96 anni, sono vicina alla morte – eppure alcuni mi scrivono ‘Perché non muori?'”, prosegue Segre che riflette: “Adesso capiterà uno di questi giorni, non posso durare, neanche vorrei poi io durare più di tanto perché i miei figli invecchiano, non li voglio veder invecchiare”.
Minacce alle quali non è nuova: “Dove abitavo io da bambina c’era un telefono al muro- ricorda- non erano tantissime le case che avevano i telefoni. Io avevo una specie di mania di correre in corridoio come una pazza e andare a rispondere al telefono finché venne la campagna razziale nel 1938 e mio papà mi disse: ‘Non andare più a rispondere al telefono’. Io non avevo neanche capito perché ma di solito obbedivo. Qualche volta però non obbedivo, come faccio anche adesso d’altra parte, carattere, e andavo a rispondere al telefono. E spesso quello dall’altra parte non era un bambino, non era un ragazzo, era un uomo, una donna peggio ancora. Io dicevo ‘Pronto?’, questi facevano: ‘Perché non muori?'”.
Segre, poi, confessa: “Non m’aspettavo mai, ti dico la verità, che adesso a questo punto ancora qualcuno, dopo tutto quello che c’è stato, una guerra terribile, le guerre nel mondo, gli errori fatti da tutti, da nessuno escluso anche spaventosi che io vorrei condannare prima di ogni altro… beh, ancora a quasi 96 anni qualcuno mi scrive ‘Perché non muori?’. Tu come pensi? Sarà da curare questo qui o sarò da curare io?”
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