domenica, 3 Maggio 26

Il giallo della morte del carabiniere Dardanelli: l’interrogazione del M5s attende risposta

PoliticaIl giallo della morte del carabiniere Dardanelli: l’interrogazione del M5s attende risposta

ROMA – ‘Ha fatto il carabiniere per vocazione, 14 anni di carriera. Ha arrestato mafiosi, nei cunicoli e nascondigli come vediamo in tv, dal Nord era tornato a Oppido Mamertina, poi a Bagaladi. Amava questo lavoro e da mamma mi sono dovuta rassegnare’. Questo era Fausto Dardanelli, morto nel 2016 a 34 anni a Bagaladi (Reggio Calabria) dove fu ritrovato esanime nella sua macchina con una pistola, nel ricordo di sua madre, Maria Angela Placanica, che da anni affronta un controverso iter giudiziario per fare luce sulla morte di suo figlio. La famiglia non ha mai creduto al suicidio “per le omissioni di indagine e per le stranezze in cui si sarebbe consumato il suicidio, e altre anomalie dei giorni immediatamente successivi”, come la mamma riferisce alla Dire.

L’INTERROGAZIONE PER NORDIO E CROSETTO

Parole durissime che sono state riportate anche in una recente conferenza stampa alla Camera dei deputati a seguito di cui la deputata Stefania Ascari (M5s) ha presentato un’interrogazione parlamentare, che attende risposta, ai ministri della Giustizia Carlo Nordio e della Difesa Guido Crosetto per fare chiarezza su un caso che tocca anche la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni. ‘Non ho più fiducia nella giustizia, mi ha tradita- si sfoga infatti la madre- Io e mio marito per le tante spese affrontate ci siamo impoveriti. Mio figlio amava l’Arma, credeva nella legalità ed è stato trattato peggio di un delinquente. Qui non si è visto più nessuno’.

I FATTI DEL 22 LUGLIO 2016, IL PRESUNTO SUICIDIO

Come è morto Fausto? È il 22 luglio del 2016 e a Bagaladi, in provincia di Reggio Calabria, lì dove prestava servizio, viene ritrovato senza vita nella sua auto. Dopo soli 5 giorni le indagini vengono chiuse, come rimarcherà l’avvocato della famiglia Giulio Morano, proprio in sala stampa della Camera, e la versione ufficiale sarà quella del suicidio: il carabiniere si sarebbe suicidato con due colpi sparati in testa dentro l’auto, in una vettura che risulterà dagli atti giudiziari immacolata, senza schizzi di sangue nell’abitacolo. Motivo del gesto estremo? Una sofferenza d’amore per la storia finita con la sua ex fidanzata. Come la famiglia ha denunciato nelle sedi istituzionali e in diverse interviste: non è stata disposta l’autopsia, non sono stati dati ai familiari l’uniforme che indossava Fabio, né le sue scarpe.

LE ANOMALIE E LE QUATTRO ARCHIVIAZIONI

L’interrogazione parlamentare mette in luce le anomalie di questo caso, che si ritrovano comunque anche nelle 4 archiviazioni. ‘Tra gli elementi di maggiore criticità- riporta l’interrogazione- figurano: la presenza di due colpi d’arma da fuoco esplosi all’interno di un’autovettura, circostanza notoriamente rara nei casi di suicidio; il mancato rispetto delle leggi fisiche e balistiche nella ricostruzione secondo cui l’arma sarebbe rimasta nella mano del militare dopo gli spari, nonostante fosse ritenuta impugnata labilmente; l’incompatibilità delle tracce riscontrate sulla mano della vittima con l’ipotesi che egli stesse tenendo e trattenendo l’arma al momento dello sparo.

LE CONTRADDIZIONI NELLA CONSULENZA DEL RIS DI MESSINA

All’esito di una recente udienza davanti al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Reggio Calabria, sussisterebbero, riporta sempre l’interrogazione parlamentare, contraddizioni insormontabili nella consulenza dei Ris di Messina, tali da orientare la ricostruzione verso l’ipotesi dell’omicidio. Nelle fasi immediatamente successive al ritrovamento del corpo: non sarebbe stata adeguatamente circoscritta la scena; non sarebbero state rilevate impronte all’interno del veicolo; non sarebbe stato effettuato lo stub per la ricerca di residui di sparo sulle mani; l’autopsia non sarebbe stata eseguita, venendo disposta solo nel 2019, a seguito dell’insistenza della madre della vittima, quando ormai il decorso del tempo ne aveva compromesso l’efficacia probatoria; risulterebbe che la divisa indossata da Fausto Dardanelli sia stata distrutta, impedendo ogni successivo accertamento tecnico richiesto dai consulenti della famiglia’.

L’IPOTESI DEL DEPISTAGGIO

Oggi per la famiglia del carabiniere la strada, anzi le strade da percorrere potrebbero essere due: ‘Un’istanza di avocazione alla Procura di Reggio Calabria che ha giurisdizione sul Tribunale di Reggio Calabria- spiega alla Dire l’avvocato Murano- o una nuova istanza di riapertura mirata delle indagini’, che finora ‘sono state fatte malissimo- incalza il legale- c’è stata una sorta di depistaggio che andrebbe investigato a sua volta. Appena dopo la morte di Dardanelli è inverosimile che il Comando provinciale dell’Arma non abbia ritenuto di svolgere nessuna indagine; si sono basati su questa relazione sentimentale burrascosa con una ragazza di Oppido e dopo 5 giorni dal decesso il procuratore di allora chiuse le indagini dicendo che si era trattato di suicidio. Ma era morto un appuntato scelto dell’Arma e non è stata avvisata la Procura militare di Napoli. Da ricordare che anche poco prima di morire Fausto Dardanelli era stato considerato idoneo al servizio. C’è stato un rimpallo tra pm e gip: le indagini sono state chieste con grande ritardo, dopo 3 anni dalla morte è stata fatta l’autopsia. E poi… l’omertà dei colleghi, il totale disinteresse sul caso’.

LA PERIZIA GAROFALO

La famiglia negli anni ha tentato di far riaprire il caso in tutti i modi, presentando relazioni e memorie con periti ed esperti a proprie spese: ‘Il generale Garofano- ha ricordato la mamma durante la conferenza stampa alla Camera- aveva detto che era chiaro che gli schizzi ematici (secondo la sua perizia) erano diversi da quelli causati da un suicidio. I sedili erano puliti- ha spiegato ancora la signora in conferenza stampa- il sangue era solo addosso a mio figlio. La pistola non è stata mai sequestrata e non aveva sangue, sembra (secondo le perizie fatte dalla famiglia) che sia stato ammazzato da un revolver. Sembra avesse la cintura allacciata, la musica ad alto volume e l’aria accesa e l’uniforme – come le scarpe – prima ci hanno detto che erano dalle pompe funebri, poi che erano troppo insanguinate e che era stato tutto distrutto’.La mamma di Fausto torna a quei momenti di disperazione. ‘Noi la notizia l’abbiamo saputa alle ore 22 quel giorno. Nessuno ci ha avvisati- racconta la madre alla Dire- La signora che era passata là davanti non è mai stata sentita, ancora non sappiamo se c’era o non c’era la musica ad alto volume nella macchina. Gli occhiali da sole mi sono stati dati rotti’. Si sfoga la mamma di Fausto ricordando un particolare ancora oggi oggetto di un contenzioso: ‘Dopo che ha lasciato quella ragazza Fausto voleva indietro i soldi che aveva prestato a lei e alla sua famiglia. Avevano un negozietto a Oppido, ma dopo la morte di Fausto lo hanno chiuso’. La famiglia di Fausto Dardanelli sta lottando anche per riavere questi soldi che erano stati prestati da loro figlio: la causa è stata rinviata al 2027.’Muore un carabiniere e portano le cose a mano una per volta- riporta la perizia del professor Aldo Barbaro, scomparso nel 2022, nelle prime indagini difensive della famiglia- si spara in macchina con il motore acceso e i fori sul tetto con traiettoria dal basso verso l’alto non sono compatibili con quelli da destra a sinistra. La pistola d’ordinanza Beretta non è stata repertata, ma portata in armeria’. Probabilmente, secondo la perizia Barbaro riportata in sala stampa in occasione della conferenza alla Camera, ‘sarebbe stato ammazzato da un revolver e non hanno mai cercato proiettili né impronte. L’ipotesi, secondo la perizia, è che sia stato ucciso altrove e messo lì’.

LA DISPERAZIONE DELLA MAMMA: “SIAMO STATI ISOLATI, MA NON MI ARRENDO”

La famiglia del carabiniere Dardanelli per perizie e consulenze ha affrontato forti spese con il solo sostentamento di due pensioni e cambiando radicalmente lo stile di vita. ‘I telefoni di Fausto li ho aperti io a spese mie. Dell’Arma non si è visto piu nessuno- denuncia ancora la mamma- abbiamo fatto tre sedute con la psicologa’.E ancora un altro ricordo di quella giornata tragica che oggi alla signora Placanica suona molto strano, ma che al tempo nello sconcerto e nel dolore passò senza grande scalpore: ‘Poco dopo la morte sono venuti a mettere a soqquadro la stanza di Fausto: ma se era un suicidio che cercavano? E poi le ‘indagini’ le ha fatte la stessa caserma di Fausto e invece doveva essere un altro Corpo. Anche i colleghi prima erano sempre tutti qui per un piatto di spaghetti, poi sono spariti. Siamo stati isolati. Ma io- promette la mamma di Fausto- credo nei giornalisti, scrivete di Fausto, accendete la luce, io sono come l’edera, resto attaccata e non mi arrenderò’.

(photo credit: giustizia per Fausto Dardanelli/gruppo Fb)
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