giovedì, 30 Aprile 26

Libano, morti tre soccorritori. Il Governo: “È un crimine di guerra di Israele”. Per l’Onu 1,2 milioni di persone è “a rischio fame acuta”

MondoLibano, morti tre soccorritori. Il Governo: “È un crimine di guerra di Israele”. Per l’Onu 1,2 milioni di persone è “a rischio fame acuta”

ROMA – Erano tra le cinque vittime estratte dalle macerie a Majdal Zoun, nel sud del Libano, i tre soccorritori della Protezione civile libanese rimasti intrappolati in un edificio bombardato dall’esercito israeliano. Lo riferiscono fonti di stampa concordanti, tra cui la Bbc, secondo cui a confermare la notizia è stato proprio l’organismo statale libanese. Ignota, per il momento, l’identità delle altre due vittime.

Nell’attacco, in cui sono rimasti feriti anche dei soldati libanesi, è avvenuto mentre i soccorritori stavano raggiungendo delle persone rimaste precedentemente bloccate in un edificio colpito da un raid israeliano. Mentre cercavano di trarle in salvo, un secondo attacco ha colpito lo stesso palazzo.

La tattica impiegata dall’esercito israeliano è chiamata “double tap”, doppio colpo, e consiste nel bombardare un sito per poi colpirlo nuovamente pochi minuti dopo. Osservata sia in Libano che nella Striscia di Gaza, questa strategia mette a rischio soccorritori, paramedici e volontari che si apprestano sul luogo per salvare gli eventuali feriti e per questo per i difensori del diritto internazionale costituisce un crimine di guerra. È infatti questa l’accusa lanciata all’indirizzo di Israele dal primo ministro libanese Nawaf Salam, che ha esortato Tel Aviv a “rispettare il cessate il fuoco”.

Nonostante la tregua, gli attacchi non si fermano e Aljazeera riferisce di altri cinque morti nel sud, dopo i raid sulle città di Jouaiyya – dove risultano due morti e quattro dispersi – e al-Hanniye, dove a perdere la vita sono stati tre membri della stessa famiglia.

“Se Israele pensa di raggiungere la sicurezza attraverso la violenza e le distruzioni, si sbaglia”, ha detto oggi il presidente del Libano Joseph Aoun, facendo appello al Paese al rispetto del cessate il fuoco scattato lo scorso 17 aprile, e sottolineando che l’unica garanzia alla sicurezza di Israele è “la presenza di tutte le forze dello Stato libanese al confine tra i due Paesi”. Aoun ha anche lanciato un messaggio al governo degli Stati Uniti: “Ora ci aspettiamo che Washington fissi una data per l’inizio dei negoziati con Israele”.

Dalal ripresa del conflitto tra Israele e il movimento filo-iraniano Hezbollah lo scorso 1 marzo, in Libano sono morte oltre 2.500 persone e un milione e duecentomila hanno dovuto lasciare le proprie case, pari a circa un quarto della popolazione del Paese.

L’ONU: 1,2 MILIONI DI PERSONE A RISCHIO FAME ACUTA IN LIBANO

Due agenzie delle Nazioni Unite, insieme al governo libanese, hanno rivisto al rialzo le stime sulla popolazione a rischio fame acuta nel Paese: da 874mila a un milione e duecento mila. Una cifra che corrisponde a quella degli sfollati interni registrati dalle autorità dopo lo scoppio delle ostilità tra Israele e il gruppo Hezbollah.

In una nota congiunta del Fondo per l’Alimentazione e l’agricoltura (Fao), il Programma alimentare mondiale (Pam) e il ministero dell’Agricoltura, si avverte che “un milione e duecentoquarantamila persone in Libano – circa una persona su quattro – potrebbero affrontare insicurezza alimentare”. In particolare, la crisi è attesa tra aprile e agosto.

Gli organismi hanno sottolineato che le nuove stime indicano un “deterioramento significativo” della situazione, rispetto alle 874mila persone a rischio indicate nel report di marzo, all’indomani dello scoppio del conflitto e del blocco allo Stretto di Hormuz, dove non solo trasnitano petrolio e gas, ma anche fertilizzanti e derivati, i quali sono essenziali a garantire le attività agricole e, quindi, le esportazioni di prodotti alimentari.

Fao e Pam evidenziando che tale deterioramento è causato dal conflitto, ma anche dagli sfollamenti interni e dalla crisi economica generata dalla guerra in Libano nonché quella all’Iran.
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