ROMA – A distanza di pochi giorni dagli spari al parco Schuster, a Roma, Rossana Gabrieli prova a rimettere insieme i pezzi dopo la paura. È stata ferita insieme al compagno durante le celebrazioni del 25 aprile mentre indossava un fazzoletto dell’Anpi. Oggi, dopo il fermo del presunto aggressore, un 21enne accusato di tentato omicidio, racconta il suo stato d’animo in un’intervista rilasciata a Repubblica.
“Sono ancora molto scossa, rivivo continuamente il trauma, ma stamattina mi sento finalmente un po’ più tranquilla”, spiega. La notizia dell’arresto le ha dato sollievo, ma non solo: “Una grande soddisfazione per il lavoro degli inquirenti, ma anche una grande pena”. A colpirla è soprattutto l’età del presunto responsabile. “Sì, provo pena”, dice. “Perché un ragazzo così giovane, di appena ventuno anni, così carico di odio è la dimostrazione di quanto il clima politico sia diventato esasperato”.
“C’È UNA GRANDE RESPONSABILITÀ DELLA POLITICA”
Secondo Gabrieli, dietro quell’aggressione c’è un contesto più ampio: “C’è una grande responsabilità della politica, che è diventata troppo aggressiva e non aiuta la convivenza civile. Un ragazzo all’inizio della vita può solo assorbire l’odio che respira attorno”.
La donna racconta a Repubblica di aver intuito fin da subito il possibile movente. “Lo sospettavo: ci ha attaccato perché portavamo il fazzoletto dell’Anpi”. E aggiunge: “Ormai esiste un divario estremo, un odio tra la Brigata ebraica e l’Anpi. Episodi come questo dimostrano che bisogna riconoscere il problema e lavorare per riaprire il dialogo”.
“HA SPARATO PIÙ VOLTE, POTEVA FINIRE PEGGIO”
Gabrieli ricostruisce anche quei momenti concitati: “Non ha sparato una sola volta, ma almeno quattro. Ho visto una rabbia esplodere in tutti i sensi”. E sottolinea la gravità dell’episodio: “Se invece di una pistola ad aria compressa avesse avuto un’arma vera, oggi non sarei qui a parlare”.
L’episodio ha segnato profondamente anche il significato della giornata. “C’è stata una deriva non positiva”, osserva. “Bisogna tornare a un 25 aprile condiviso, alla festa della Liberazione che dovrebbe unire tutti gli italiani”. Un appello, il suo, a ridurre le tensioni: “Chi non vuole festeggiarlo dovrebbe evitare di scaricare sugli altri la propria rabbia”.
Le ferite fisiche si rimarginano, ma quelle psicologiche restano. “Sono ancora sotto shock, continuo a rivivere quel momento. Ho incubi di notte e flashback durante il giorno”, racconta. “Mi sento fragile, ci vorrà tempo per riprendermi”.
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it
