ROMA – Da una parte si parla di un bambino abbandonato, senza famiglia e relegato in un’istituto da tre anni che finalmente ha trovato una nuova mamma e un nuovo papà. Dall’altra una coppia paraguayana denuncia che l’Inau ha interrotto bruscamente l’iter di adozione per quel niño- che durava da due anni-perché “la questione del bambino era già stata risolta” con l’adozione di una coppia italiana.
Emergono nuovi elementi sul caso Nicole Minetti e sull’adozione del figlio al centro della sua richiesta di grazia che ha sollevato un vero e proprio polverone mediatico e politico. L’inchiesta giornalistica del Fatto Quotidiano ha infatti gettato varie ombre sulla procedura di adozione della coppia Minetti-Cipriani e ora si è aperta un’indagine, anche tramite l’Interpol, per fare luce su eventuali dichiarazioni mendaci e irregolarità.
IL TRIBUNALE DI MALDONADO: “RICHIESTA DI ADOZIONE ACCOLTA IN NOME DELL’INTERESSE DEL MINORE”
Della questione se ne occupano ormai da giorni ampiamente anche i media uruguaiani. Telenoche, telegiornale del Canale 4 nazionale, riporta estratti delle 16 pagine della sentenza del 15 febbraio 2023 del tribunale di Maldonado che ha dato l’ok definitivo all’adozione- “Vi sono chiari motivi per accogliere la domanda perché il legame con i genitori è inesistente, in nome dell’interesse del minore”, è la conclusione dei giudici. Secondo i documenti consultati da Telenoche, il procedimento era iniziato nel 2020 presso l’Inau, ente uruguaiano per l’infanzia e l’adolescenza, e si è concluso il 15 febbraio 2023 con la consegna definitiva del minore, dopo l’espletamento delle procedure giudiziarie previste dalla legge. Nella sentenza si ricostruisce la storia del bambino: sarebbe stato abbandonato dai genitori biologici alla nascita e per tre anni l’Inau non è riuscito a rintracciare altri parenti. “Data questa situazione, l’agenzia ha classificato il caso come eccezionale e non ha applicato il normale ordine di priorità per le adozioni”.
“IL BAMBINO LI CHIAMAVA MAMMA E PAPÀ”
Quindi il fascicolo indica che Minetti e il marito facevano volontariato presso l’Inau, accogliendo anche i bambini nella loro casa. E poi, con il minore che hanno deciso di adottare, “hanno creato un legame di profondo amore con il bambino”, si legge nel documento. E ancora: il bambino “chiedeva di loro ogni giorno” e li chiamava persino “mamma” e “papà”.
La richiesta formale di adozione è stata presentata nel marzo 2020 e il 28 dicembre dello stesso anno l’Inau ha autorizzato la convivenza con un accordo di affido temporaneo. Successivamente, riferisce Telenoche, a seguito delle perizie tecniche, il tribunale ha approvato la separazione definitiva dai genitori biologici.
IL TRIBUNALE: “DA TRE ANNI SENZA FAMIGLIA, ERA MOLTO FRUSTRATO”
Sempre nella stessa sentenza del tribunale del febbraio 2023 si rileva inoltre che il bambino avesse ormai trascorso “quasi tre anni senza una famiglia” e si menzionano le difficoltà di adozione anche collegate a una patologia di cui soffrirebbe il bambino, che colpisce il midollo spinale. Il telegiornale di Canale 4 riporta altri estratti della sentenza in cui si afferma che dopo tanto tempo trascorso in istituto, il bambino “era molto frustrato perché i suoi compagni di classe erano stati adottati e lui era rimasto all’Inau”.
SPUNTA UNA COPPIA DI ASPIRANTI ADOTTANTI
A sparigliare le carte è però la denuncia raccolta sempre dal Tg nazionale di una coppia di Maldonado che afferma di aver avviato una procedura di adozione per lo stesso bambino, precedentemente alla coppia Minetti-CIpriani che avrebbe goduto di una sorta di corsia preferenziale da parte dell’Inau. “Una coppia di Maldonado afferma di aver avuto contatti con il bambino e di aver avviato una procedura di preadozione prima che l’Istituto nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza prendesse la decisione di affidarlo ad altri”, riferisce Telenoche. Non solo, secondo il racconto degli aspirati genitori, l’iter di adozione era stato avviato da due anni, un periodo in cui il bambino aveva vissuto con loro “a tempo parziale”. La donna racconto che ha conosciuto il bambino perché lavorava all’Inau:
“CI AVEVANO DETTO CHE ERAVAMO IDONEI ALL’ADOZIONE”
“Ho iniziato a informarmi sulla possibilità di adozione, mi hanno detto di sì e abbiamo iniziato a sbrigare le pratiche. Mi hanno chiesto di smettere di lavorare lì e così ho fatto”, è la sua testimonianza raccolta da Telenoche. Anche il marito spiega di aver presentato la documentazione necessaria all’adozione e di aver partecipato alle valutazioni. “Ci hanno chiesto un certificato di buona condotta e siamo andati da diversi psicologi. Ci hanno detto che eravamo idonei all’adozione”, ha affermato.
“ERA CON NOI LA VIGILIA DI NATALE POI AFFIDATO AD UN’ALTRA FAMIGLIA”
Il bambino non solo li aveva incontrati più volte: “Passava la maggior parte della giornata con noi” e insieme avrebbero condiviso persino la viglia di Natale. Poi però tutto si è interrotto fino alla comunicazione che il piccolo era stato affidato a un’altra famiglia. “Mi dissero che la questione di quel bambino era già stata risolta, che era stato dato in adozione a una famiglia straniera”, racconta la donna.
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