ROMA – “Questa è Radio Caroline. Abbiamo sospeso i nostri normali programmi fino a nuovo avviso. In segno di rispetto, in seguito alla scomparsa di Sua Maestà il Re Carlo III”. Un annuncio raggelante, pronunciato con il tono solenne delle grandi tragedie nazionali, ha improvvisamente interrotto le trasmissioni dell’emittente britannica Radio Caroline. Peccato, però, che Re Carlo III sia felicemente vivo e che l’intero Regno Unito sia sprofondato, nello spazio di pochi secondi, in un misto di sconcerto e panico mediatico.
Subito dopo sono arrivate le scuse dell’emittente e la spiegazione di quello che è già stato ribattezzato come uno dei più clamorosi “pasticci” radiofonici degli ultimi anni.
COSA È SUCCESSO: COLPA DEL ‘BOTTONE D’EMERGENZA’
Nessuna fake news intenzionale e nessun attacco hacker. A far scattare il comunicato funebre è stato un banale problema tecnico nello studio principale dell’emittente a Maldon, nell’Essex.
Nel Regno Unito, l’organizzazione dei media di fronte alla morte di un sovrano è una macchina di precisione millimetrica. Tutte le emittenti britanniche (dalla BBC alle radio locali e indipendenti) hanno l’obbligo di tenere pronta in cassaforte una procedura d’emergenza pre-registrata, un protocollo blindato che i tecnici sperano, testuali parole della radio, “di non dover mai utilizzare”.
A causa di un blackout tecnico o di un cortocircuito dei sistemi di automazione a Maldon, il file audio “fantasma” è partito da solo, interrompendo il normale palinsesto e mandando in onda il lutto nazionale con anni (si spera) di anticipo. Un bizzarro scherzo del destino per Radio Caroline, nata negli anni ’60 come radio pirata ribelle e antisistema, e oggi ironicamente tradita proprio dal più istituzionale e rigido dei protocolli reali.
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it
