ROMA – I repubblicani alla Camera hanno ritirato la votazione su una risoluzione che avrebbe imposto a Trump di giustificare al Congresso la continuazione della guerra in Iran. Non c’erano i voti. La ritirata è arrivata dopo che la maggioranza aveva già perso il controllo dell’aula su una votazione precedente, di tutt’altra natura, con diversi deputati dissidenti e molti altri semplicemente assenti. Di fronte al rischio di una seconda sconfitta pubblica – questa volta su una questione politicamente molto più esplosiva – la leadership ha preferito ritirare il provvedimento piuttosto che metterlo ai voti.
Per Mike Johnson è l’ennesima umiliazione – scrive il New York Times – Il presidente della Camera ha lavorato sistematicamente per bloccare ogni tentativo di limitare la libertà d’azione di Trump sul conflitto iraniano, ma si ritrova a fare i conti con una maggioranza talmente risicata da rendere ogni votazione un’operazione ad alto rischio. Le elezioni di medio termine si avvicinano, e la coesione del gruppo repubblicano alla Camera mostra crepe sempre più visibili.
La situazione è resa più fragile dal precedente del Senato, dove pochi giorni prima una risoluzione analoga era passata grazie ad alcuni repubblicani che avevano abbandonato la linea del partito. Era un segnale che la resistenza interna alla guerra stava crescendo, e che non si trattava più di un fenomeno isolato.
Questo era il quarto tentativo dei democratici di contestare i poteri di guerra di Trump da quando il conflitto è iniziato, a fine febbraio. Con il Congresso in pausa per il Memorial Day, il prossimo round è rinviato a giugno.
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