ROMA – Dieci attivisti della Flotilla “on the road” sono stati arrestati in Libia dopo aver attraversato un check point e sarebbero ora nelle mani delle milizie di Haftar. E tra loro ci sono due italiani, Domenico Centrone, 31 anni di Molfetta, e Leonarda Alberizia, 67 anni, di Albugnano, in provincia di Asti, Dai canali social del Maghreb Sumud organization viene lanciato un video appello per chiederne la liberazione.
COSA È SUCCESSO
Il gruppo, di cui si erano perse notizie da ieri pomeriggio, domenica 24 maggio, faceva parte di un convoglio umanitario internazionale, in viaggio via terra verso la Libia per rompere il blocco nella Striscia di Gaza, passando dalla Cirenaica. L’obiettivo della missione era quello di portare beni di prima necessità e medicinali alla popolazione della Striscia. Secondo la portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, Maria Elena Delia, una parte del convoglio, che viaggiava su un auto e un ambulanza -e di cui facevano parte i due cittadini italiani- è stato fermato mentre stavano negoziando il proprio passaggio “ad un checkpoint con le milizie di Haftar”.
TAJANI: “SONO A BENGASI, OGGI LA DECISIONE DEL GIUDICE”
Secondo fonti della Farnesina i due attivisti italiani della Flotilla in Libia sarebbero stati trasferiti a Bengasi e trattati come possibili clandestini. Entrambi potrebbero essere espulsi presto. A confermarlo le parole del Ministro degli Esteri Antonio Tajani: i due attivisti italiani della Flotilla si trovano a Bengasi e “dovrebbero andare stamane davanti al giudice, quindi mi auguro che il giudice decida di farli ritornare in Italia”, ha detto il ministro. Tajani ha quindi assicurato di aver attivato i contatti “con la nostra interlocuzione a Bengasi”. E infine: “Mi auguro che li possano espellere il prima possibile, quindi per tornare a casa- ha aggiunto- stiamo lavorando”.
I DIECI ATTIVISTI RAPITI, L’APPELLO DELLA FLOTILLA
Dal Maghreb Sumud organization è stato diffuso l’elenco dei rapiti in Libia del Global Releif Convey: oltre ai due italiani ci sono cittadini Argentini, dell’Uruguay, del Portogallo e della Spagna, di Tunisia e Polonia e infine degli Usa. In un video, l’appello dei ‘colleghi’ della Sumud per richiedere la loro liberazione immediata.
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