venerdì, 9 Ottobre 26

L’Intelligenza Artificiale non ci sostituirà: cambierà il significato stesso di ‘essere umani’

MondoL’Intelligenza Artificiale non ci sostituirà: cambierà il significato stesso di ‘essere umani’

Siamo davvero di fronte a una tecnologia che sostituirà l’uomo, oppure sta accadendo qualcosa di più profondo? Una domanda a cui ha risposto il professor Carlo Maria Medaglia, delegato del rettore per la Terza Missione, l’Innovazione didattica e l’Intelligenza Artificiale della Università degli Studi Iul. “Quando parliamo di Intelligenza Artificiale- ha spiegato- continuiamo a porci la domanda sbagliata. Ci chiediamo se le macchine sostituiranno l’uomo, se perderemo il lavoro, se alcune professioni scompariranno. Ma questa è una lettura riduttiva, quasi difensiva, che guarda al fenomeno come a una semplice evoluzione tecnologica. In realtà, siamo di fronte a qualcosa di molto più radicale: l’Intelligenza Artificiale sta riscrivendo il perimetro stesso di ciò che consideriamo umano. Per secoli abbiamo definito l’uomo in base alle sue capacità cognitive: calcolo, memoria, linguaggio, capacità di analisi. Oggi, molte di queste funzioni sono replicate, e in alcuni casi superate, da sistemi di AI. Questo non significa che l’uomo diventa inutile, ma che le categorie con cui abbiamo costruito la nostra identità stanno cambiando. È come se improvvisamente ci trovassimo davanti a uno specchio che non riflette più ciò che eravamo abituati a vedere”.

In questo scenario, ha detto ancora il professor Medaglia, “emerge una distinzione fondamentale: non tra uomo e macchina, ma tra intelligenza automatizzabile e intelligenza aumentata. La prima riguarda tutto ciò che può essere codificato, ottimizzato, replicato. La seconda riguarda invece la capacità di dare senso, di interpretare, di costruire visioni. Ed è qui che entra in gioco una prospettiva che diventa sempre più centrale: quella della Scale (Social Sciences, Communication, Arts, Law, Economics), che rappresenta l’alter ego della Stem. Senza queste dimensioni, l’innovazione rischia di diventare tecnicamente perfetta ma culturalmente vuota. Il punto, quindi, non è difendere il lavoro umano, ma ridefinirne il valore. Le competenze che diventano strategiche non sono più solo quelle tecniche, ma quelle che permettono di orientare la tecnologia: capacità critica, sensibilità etica, visione sistemica. In altre parole, tutto ciò che consente di trasformare una risposta corretta in una decisione giusta”.

“Questo- ha quindi sottolineato- ha implicazioni enormi per imprese, istituzioni e sistemi educativi. Le aziende non cercano più solo esecutori efficienti, ma interpreti del cambiamento. Le pubbliche amministrazioni devono imparare a governare sistemi che evolvono più velocemente delle norme. E la scuola, forse più di tutti, è chiamata a un salto di paradigma: non trasmettere solo conoscenze, ma formare individui capaci di convivere con l’incertezza. In questo senso, l’Intelligenza Artificiale non è una minaccia da gestire, ma uno stress test culturale. Ci obbliga a chiederci non cosa sappiamo fare, ma perché lo facciamo e quale significato vogliamo attribuirgli. È una sfida che non riguarda solo il mercato del lavoro, ma la nostra idea di società”.

“Forse, per la prima volta nella storia- ha concluso il professor Medaglia- non è la tecnologia a dover diventare più umana. È l’uomo che deve imparare, di nuovo, cosa significa esserlo”.
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it

Check out other tags: