ROMA – Una pesante bufera politica si abbatte sui vertici territoriali di Fratelli d’Italia in Trentino. A innescare il caso è un’inchiesta pubblicata dal quotidiano Domani, che ha svelato il contenuto di una serie di chat interne riservate su WhatsApp utilizzate da dirigenti ed ex consiglieri locali del partito. Nei messaggi emergono emergono insulti dal tenore antisemita. Le rivelazioni hanno scatenato un’immediata ondata di indignazione politica, con il Partito Democratico che chiede conto direttamente alla presidente del Consiglio.
IL CASO: LA FOTO DI PARENZO E GLI INSULTI NELLE CHAT DI FDI
Tutto nasce quando un militante locale di Fratelli d’Italia incontra per caso in un bar David Parenzo, noto giornalista e conduttore televisivo di origini ebraiche. L’attivista decide di farsi un selfie ricordo con lui al tavolino e lo pubblica sui propri canali social.
Quando lo scatto viene condiviso all’interno della chat WhatsApp riservata dei dirigenti trentini del partito (denominata ‘Convenzione Congresso FdI’), l’atmosfera si surriscalda immediatamente. Invece di derubricare l’episodio a un semplice incontro, i vertici locali si scagliano contro il loro stesso collega di partito, prendendo di mira la figura del conduttore e dando sfogo a un pesante repertorio di insulti antisemiti.
A guidare l’attacco è Cristian Zanetti, esponente di primo piano della destra locale ed ex candidato alla presidenza provinciale del partito a Trento, che scrive testualmente nella chat di gruppo: “Peggio degli ebrei non so cosa possa esserci”, per poi definire i protagonisti dello scatto “I leccaculo dei giudei”. Al linciaggio si uniscono altri esponenti di spicco della federazione: il consigliere comunale Daniele Demattè liquida l’attivista e Parenzo commentando “Tra minchioni si intendono bene”, mentre Antonio Manara, membro del coordinamento provinciale, bolla l’iniziativa del collega come un gesto “Senza dignità e senza personalità”.
BOLDRINI: “UNA MACABRA EREDITÀ CULTURALE CHE NON HA ROTTO COL FASCISMO”
L’esplosione del caso ha sollevato la durissima reazione delle opposizioni. Sulla vicenda è intervenuta Laura Boldrini, deputata del Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo:
“Le chat antisemite dei dirigenti di Fdi in Trentino pubblicate da Domani sono vergognose, ma non sono una novità. Ciclicamente emergono posizioni di militanti, spesso di primo piano, del partito di Giorgia Meloni che sfoggiano posizioni analoghe e nostalgiche del fascismo. Come dimenticare, ad esempio, le conversazioni tra i dirigenti della giovanile di Fdi? C’è un retroterra culturale ancora molto radicato, nel partito della premier, che non ha affatto rotto con la macabra eredità del ventennio fascista durante il quale le leggi razziali videro la luce. La destra che accusa di antisemitismo chi scende in piazza contro il genocidio a Gaza e che, per accontentare l’amico e alleato Netanyahu, vuole imporre una legge che bolla come antisemita chi critica il governo israeliano, dovrebbe guardare in casa propria. Meloni faccia pulizia dentro Fratelli d’Italia, una volta per tutte. Anche se, temo, ne resterebbe ben poco”.
BOCCIA CHIAMA IN CAUSA LA PREMIER: “PROVVEDIMENTI O POLVERE SOTTO IL TAPPETO?”
Sulla stessa linea di totale fermezza il presidente dei senatori del Partito Democratico, Francesco Boccia, che interroga direttamente i vertici romani di Via della Scrofa sulla veridicità e sulle conseguenze politiche dei messaggi diffusi:
“Domani ha pubblicato chat interne attribuite a dirigenti locali di Fratelli d’Italia in Trentino che, se vere, testimoniano di un evidente sentimento antisemita. Siamo curiosi di sapere cosa pensa Giorgia Meloni di queste chat: non basta presentarsi come il partito che più di altri combatte l’antisemitismo. Chi guida Fdi prenderà provvedimenti contro chi ha espresso questi giudizi? Oppure anche stavolta farà finta di nulla, mettendo come sempre la polvere sotto il tappeto? Restiamo in attesa di sapere quali saranno le scelte che farà il gruppo dirigente di Fdi”.
Dalla segreteria nazionale di Fratelli d’Italia e da Palazzo Chigi, al momento, non sono ancora pervenute repliche o note ufficiali di smentita o dissociazione rispetto a quanto emerso dall’inchiesta giornalistica.
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