ROMA – Zbigniew Ziobro è negli Stati Uniti. E il viaggio dell’ex ministro della Giustizia polacco – ventisei capi d’imputazione a suo carico tra cui la creazione e direzione di un’organizzazione criminale, e rischio di venticinque anni di carcere – è un caso anche italiano. Sabato scorso è atterrato a Newark. Passando anche per Milano Malpensa con un passaporto revocato da mesi: il 9 maggio, lui e il figlio hanno preso un volo internazionale partito in ritardo, intorno alle 11.10, direzione New Jersey. Lo ha confermato anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi alla Camera, assicurando che “tutti gli adempimenti relativi alla posizione del cittadino polacco, conseguenti alla consultazione delle banche dati, sono stati puntualmente ed esaustivamente effettuati”. Le eventuali segnalazioni a suo carico, ha aggiunto, “non sono ostensibili”. Ovvero: non ve lo diciamo.
Ziobro era in Ungheria dall’autunno del 2024, dopo che il parlamento polacco gli aveva revocato l’immunità parlamentare. Viktor Orbán lo aveva accolto come rifugiato politico. Ma ad aprile l’Ungheria ha cambiato governo: Péter Magyar, ex delfino di Orbán poi diventato il suo principale avversario, ha vinto le elezioni e si è insediato promettendo di non trasformare il paese in una “discarica per criminali ricercati a livello internazionale”. Ziobro era tra gli esempi citati esplicitamente.
Restava Trump. Secondo Gazeta Wyborcza, il presidente americano avrebbe approvato personalmente il visto, nonostante le obiezioni del segretario di Stato Rubio e dell’ambasciatore a Varsavia Rose. Il documento usato per entrare negli Stati Uniti sarebbe un visto giornalistico, legato alla sua nuova posizione di commentatore politico per TV Republika, emittente polacca di destra vicina al PiS, come ha ricostruito qualche giorno fa Il Post. Ziobro ha detto di aver viaggiato con documenti relativi all’asilo ungherese, senza ulteriori dettagli. Su come abbia lasciato l’Ungheria e attraversato l’Europa con un passaporto revocato, il silenzio resta totale. Anzi, oggi ne ha appunto parlato Piantedosi.
Ziobro non è un personaggio qualunque nel catalogo delle democrazie smontate pezzo per pezzo. È stato l’architetto delle riforme giudiziarie polacche tra il 2015 e il 2023, quelle che la Commissione europea ha combattuto per anni, quelle che hanno portato Varsavia a scontri frontali con Bruxelles. Gli viene contestato, tra l’altro, di aver sottratto quasi quaranta milioni di euro dal Fondo Giustizia per acquistare lo spyware israeliano Pegasus e usarlo contro gli oppositori politici. Lui nega tutto, definisce le accuse una vendetta politica del governo Tusk.
La Polonia ha aperto un procedimento di estradizione. Gli Stati Uniti, con ogni probabilità, non daranno seguito.
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