ROMA – Israel Katz è l’altro ministro problematico d’Israele. Il ministro della Difesa ha annunciato che il suo governo intende attuare “un piano di emigrazione volontaria da Gaza”, legandolo esplicitamente all’obiettivo di escludere Hamas da qualsiasi ruolo nel territorio. “Tutto al momento giusto e nel modo giusto”, ha scritto. In pratica un giro di parole per dire “pulizia etnica”, scrive il Guardian.
Il contesto della dichiarazione era l’eliminazione mirata di Mohammed Odeh, indicato come l’ultimo comandante militare di Hamas. Ma la parte che ha suscitato reazioni è un’altra: l’impegno esplicito a far lasciare Gaza a un gran numero di palestinesi come componente strutturale dei piani israeliani a lungo termine sul territorio.
Il problema è che quella politica ha un nome preciso nel diritto internazionale, per l’appunto. Il trasferimento forzato di popolazioni civili è classificato come crimine di guerra e crimine contro l’umanità. Il governo israeliano la chiama “emigrazione volontaria”, ma organizzazioni per i diritti umani e giuristi israeliani contestano da mesi quella definizione. L’Associazione per i diritti civili in Israele ha scritto che “creare condizioni di vita che non consentano la sopravvivenza, la libertà e la dignità, e sottoporre i civili a tali condizioni finché non dichiarano di voler andarsene, non è incoraggiare l’emigrazione volontaria: è espulsione forzata”.
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