venerdì, 9 Ottobre 26

Mario Sechi non è più il direttore di Libero: “Angelucci mi ha licenziato, proprio nel momento in cui sono finito sotto scorta”

PoliticaMario Sechi non è più il direttore di Libero: “Angelucci mi ha licenziato, proprio nel momento in cui sono finito sotto scorta”

ROMA – “Angelucci mi ha licenziato. Lo ha fatto nel momento in cui sono finito sotto scorta, minacciato di morte dai terroristi anarco-insurrezionalisti”. È con un messaggio lasciato su X che Mario Sechi annuncia di non essere più il direttore di Libero. Il giornalista è sotto tutela per le intimidazioni arrivate dopo alcuni editoriali scritti sulla morte di Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, i due anarchici morti in seguito all’esplosione di un ordigno che stavano presumibilmente confezionando in un casale abbandonato nel parco degli Acquedotti a Roma.

SECHI: “NEL GIRO DI UNA MEZZA GIORNATA LA MIA VITA È CAMBIATA”

“Succede. Ma non sai cosa realmente ti sta per succedere. Nel giro di una mezza giornata la mia vita è cambiata. La minaccia. Quella minaccia. Ti telefona il Prefetto Claudio Sgaraglia, pensi sia una cosa di routine, una notizia che ha bisogno dell’attenzione del direttore del giornale, un appuntamento istituzionale, ma improvvisamente arriva un colpo di vento gelido che sbatte le imposte: ‘Devo metterti sotto tutela’”, racconta Sechi in un articolo uscito su Libero oggi.

“Protesto: ‘Non voglio la scorta, non l’ho mai chiesta, sollecitata, desiderata. Non fa parte del mio stile di vita’. Replica secca: ‘Non puoi decidere tu, è necessario, ora passa da te il questore e ti spiega tutto’. Clic. Cerco di riordinare le idee, trovare una via d’uscita. Bruno Megale, il questore, arriva a casa, è accompagnato dal coordinatore delle scorte, preparo un caffè, insisto con il mio manifesto di libertà: ‘Non posso avere la scorta’. Il questore è netto: ‘È una minaccia diretta, sulla tua persona’. È andata così. Sono diventato un bersaglio del terrorismo anarchico perché penso e scrivo”, aggiunge.

Sechi continua: “Quando in quei minuti, nel veloce riassunto delle puntate precedenti che non conoscevo, ho sentito la parola ‘anarco-insurrezionalista’ i miei sensi hanno cominciato a rispondere velocemente, l’algoritmo del cronista ha preso il comando, è stato un attimo collegare il pericolo con l’esplosione che a Roma ha ucciso due anarchici – Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone – mentre fabbricavano una bomba all’interno di un casolare abbandonato nella zona di Capannelle. Appartenevano al ‘gruppo Cospito’. Per un cronista quelle parole sono la spia rossa che si accende. Alfredo Cospito è la star in prigione del movimento anarchico, nel 2006 partecipò a un attacco con ordigni davanti alla scuola allievi carabinieri di Fossano, nessuna vittima. Nel 2012 gambizzò l’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi. È un duro condannato al carcere duro. È la sua figura a ispirare gli anarchici italiani. La mia memoria su questi punti è selettiva, scarta il superfluo e conserva l’essenziale, punta la notizia: ‘È gente pericolosa’, questo ho pensato”.

“Da quell’istante ho smesso di lagnarmi per la mia condizione futura di prigioniero-libero, ho guardato gli occhi di mia moglie e di mia figlia che erano con me e ascoltavano in silenzio, incredule. E mentre il questore mi spiegava cosa sarebbe successo nelle mie giornate da quel momento, la mia mente stava da un’altra parte, con mio figlio che non era ancora rientrato a casa. Avevo commentato su Libero l’esplosione letale nel ‘Casale del Sellaretto’, è bastato questo per trasformarmi in un nemico della galassia anarchica”.

“Sto imparando a farmi guidare, ad affidarmi a loro, a capire come funziona la mente di un uomo addestrato a proteggere il prossimo- confessa-. Sono persone eccezionali, servitori dello Stato che hanno tutta la mia ammirazione”. Nel lungo pezzo, Sechi conclude: “Eccomi qua, cannibali, avete cambiato la mia vita, ma io continuo a scrivere. Per non perderla”.
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