venerdì, 9 Ottobre 26

Trump vince l’appello, restano le sanzioni su Francesca Albanese

MondoTrump vince l’appello, restano le sanzioni su Francesca Albanese

ROMA – L’amministrazione Trump ha vinto il ricorso in appello e così sono riscattate le sanzioni contro la relatrice speciale Onu sui Territori palestinesi occupati, Francesca Albanese. Il 20 maggio un tribunale federale le aveva sospese, sostenendo che le accuse di antisemitismo che il governo americano le aveva mosso l’anno scorso non trovassero una base legale, prevalendo il diritto alla libertà di espressione e pensiero tutelato dalla Costituzione.

Tuttavia, l’amministrazione Trump – principale alleata di Israele – ha presentato ricorso, e ieri lo ha vinto. Il dipartimento del Tesoro ha così nuovamente iscritto Albanese nella “lista nera” degli individui sanzionati per antisemitismo, una disposizione che impedisce alla relatrice speciale di utilizzare carte di credito, eseguire movimenti bancari ed altre azioni di tipo finanziarie tramite i suoi conti, che risultano congelati. Una situazione che crea problemi non solo ad Albanese ma anche alla figlia – di nazionalità statunitense – e al marito Massimiliano Cali, che ha sostenuto ricorso in tribunale.

Albanese è una delle voci più critiche nei confronti del governo di Tel Aviv, che in diversi studi e rapporti ha raccolto dati, informazioni e testimonianze che l’hanno portata ad accusare Israele di condurre genocidio e pulizia etnica contro la popolazione palestinese, e di aver istituito anche un regime di apartheid dalla Cisgiordania a Gaza. La relatrice sostiene inoltre il mandato d’arresto a carico del primo ministro Benjamin Netanyahu della Corte penale internazionale, che è chiamato a rispondere di crimini contro l’umanità a Gaza. Israele respinge queste accuse e sostiene che sia quelle di Albanese che della Corte dell’Aja siano “politicamente motivate” e con finalità “antisemite”.

Anche diversi giudici e collaboratori del procedimento a carico di Netanyahu all’Aja sono stati colpiti da sanzioni da parte degli Stati Uniti. Tra loro, anche giudici che si sono occupati del mandato d’arresto contro il presidente russo Vladimir Putin per crimini contro l’umanità seguiti alla guerra in Ucraina.
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