venerdì, 9 Ottobre 26

Cina, doppio suicidio innesca dibattito su pressione scolastica

AttualitàCina, doppio suicidio innesca dibattito su pressione scolastica

Roma, 11 giu. (askanews) – La morte di una donna di 48 anni e della figlia dodicenne a Hong Kong ha riportato all’ordine del giorno una delle ferite più profonde delle società cinesi contemporanee: la pressione scolastica, la competizione tra famiglie, l’idea che il rendimento dei figli sia non solo una promessa di futuro, ma anche una misura del valore dei genitori. L’episodio, riferito dal South China Morning Post, è avvenuto nel complesso residenziale di Taikoo Shing. La polizia ha confermato la morte della donna, mentre il quotidiano ha scritto, citando una fonte, che la figlia è stata trovata morta circa dieci ore più tardi. Le circostanze sono ancora oggetto d’indagine, ma madre e figlia avrebbero avuto una discussione legata a questioni scolastiche.

Il caso è avvenuto a Hong Kong, dove il sistema educativo è distinto da quello della Cina continentale. La regione amministrativa speciale non utilizza il famigerato “gaokao”, l’esame nazionale cinese per l’accesso all’università, ma un proprio percorso, centrato sul Hong Kong Diploma of Secondary Education, l’Hkdse, alla fine della scuola secondaria. La pressione, tuttavia, comincia molto prima: già alla fine della primaria, l’assegnazione alle scuole secondarie e la scelta degli istituti migliori diventano per molte famiglie un passaggio carico di ansia. A dodici anni, l’età della ragazza morta a Taikoo Shing, uno studente può trovarsi proprio nella fase in cui la traiettoria scolastica viene percepita come decisiva.

La deputata Elaine Chik Kit-ling ha parlato di una tragedia “straziante” e ha richiamato la necessità di rafforzare il sostegno emotivo alle famiglie, la salute mentale dei giovani e la comunicazione tra genitori e figli. Nei gruppi online di genitori, molti utenti hanno denunciato il clima di competizione permanente: famiglie che confrontano i voti, le scuole, le attività extracurricolari, i risultati dei test, trasformando la crescita dei figli in una corsa continua.

La psicologa clinica Zanonia Chiu Sze-nga, della Società psicologica di Hong Kong, ha sollevato anche un interrogativo: se la ragazza avesse ricevuto un sostegno immediato e adeguato dopo la morte della madre. Paul Yip Siu-fai, direttore del Centre for Suicide Research and Prevention dell’Università di Hong Kong, ha sottolineato che una dodicenne era troppo giovane per affrontare da sola un trauma simile. Il tema non è solo scolastico, ma riguarda la capacità delle istituzioni di individuare il rischio e di non lasciare i minori esposti a una pressione eccessiva.

I dati presentati dalle autorità scolastiche al Consiglio legislativo indicano un peggioramento: gli studenti delle scuole secondarie diagnosticati con malattie mentali sono passati da 660 nell’anno scolastico 2020-2021 a 1.330 nel 2024-2025, con un aumento del 102 per cento. Nelle scuole primarie, nello stesso periodo, i casi sono saliti da 130 a 200. L’Ufficio per l’istruzione ha ammesso che il dato reale potrebbe essere sottostimato, perché non tutte le famiglie autorizzano le scuole a trasmettere le informazioni alle autorità. Hong Kong ha introdotto un meccanismo scolastico di emergenza a tre livelli per gli studenti a rischio suicidario, reso regolare nelle secondarie e sperimentato negli ultimi anni della primaria, ma la tragedia riapre la domanda sulla rapidità e sull’efficacia di questi strumenti.

Nella Cina continentale, la pressione assume dimensioni ancora più vaste. Il gaokao resta il simbolo più potente di un sistema in cui un esame può determinare l’accesso alle università migliori, la mobilità sociale e le aspettative di intere famiglie. Nel 2026 vi si sono iscritti 12,9 milioni di candidati, in calo rispetto all’anno precedente ma ancora una massa enorme di studenti concentrata in pochi giorni di prove. Attorno al gaokao si costruisce ogni anno una mobilitazione nazionale: controlli di sicurezza, misure anti-imbroglio, genitori in attesa fuori dalle scuole, città che riducono rumori e traffico vicino ai centri d’esame.

La leadership cinese sa che il problema è diventato sociale oltre che educativo. Dal 2021 Pechino ha lanciato la politica della “doppia riduzione”, con l’obiettivo di tagliare il carico dei compiti e limitare il settore delle ripetizioni private, accusato di alimentare disuguaglianze e ansia familiare. Negli ultimi mesi il ministero dell’Istruzione ha annunciato ulteriori misure: contenere gli esami troppo frequenti, impedire alle scuole di invadere le pause degli studenti, garantire più attività fisica, scoraggiare l’ossessione per i migliori punteggi. Ma la domanda di tutoraggio non è scomparsa. In molte famiglie resta la convinzione che rinunciare a corsi extra significhi lasciare il proprio figlio indietro rispetto agli altri.

Lo Stato, insomma, prova a ridurre la pressione dall’alto, ma la competizione continua a riprodursi dal basso: nelle chat dei genitori, nelle classifiche informali, nella paura che un voto mancato chiuda porte future. La crisi economica e il mercato del lavoro più incerto rendono il quadro ancora più pesante. Se una laurea non garantisce più automaticamente ascesa sociale e stabilità, la scuola resta comunque percepita come l’unico percorso legittimo per provarci. Il risultato è una pressione doppia: studiare di più per emergere, ma senza più la certezza che il sacrificio sarà ricompensato. Alla pressione si unisce la frustrazione.

Le ricerche sanitarie cinesi descrivono ormai la salute mentale di bambini e adolescenti come una questione di salute pubblica. Studi nazionali citati dal Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie indicano una crescita dei disturbi psicologici tra i minori, con livelli rilevanti di ansia, depressione e problemi del sonno, soprattutto nelle fasi scolastiche più competitive. Pechino ha promesso di rafforzare i servizi di salute mentale e la presenza di figure dedicate nelle scuole. Ma gli esperti insistono su un punto: nessuna riforma scolastica può bastare se non cambia anche la cultura familiare del successo.

La tragedia di Hong Kong, anche perché avvenuta in un sistema diverso da quello della Cina continentale, mostra che il problema supera i confini amministrativi e le differenze tra modelli educativi. Il problema non è solo quello che è stato definito “l’inferno degli esami”. C’è un universo di aspettative in cui bambini e adolescenti finiscono spesso per portare sulle spalle l’ansia degli adulti e per essere indottrinati all’idea che il fallimento scolastico sia un fallimento personale che si riverbererà per sempre.

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