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Pechino corre ai ripari sui lavoro a rischio con l’Ia

AttualitàPechino corre ai ripari sui lavoro a rischio con l’Ia

Roma, 18 giu. (askanews) – Di fronte alle crescenti preoccupazioni per la perdita di posti di lavoro legata all’intelligenza artificiale, la Cina prova a correre ai ripari. Pechino ha varato un nuovo piano per usare la stessa Ia come leva di occupazione, formazione e imprenditoria, puntando anche su settori emergenti come l’economia marittima per assorbire una parte della pressione sul mercato del lavoro.

Il Consiglio di Stato – l’esecutivo cinese – ha pubblicato un piano per attuare la strategia “occupazione al primo posto” nel periodo 2026-2030. E’ l’ultimo intervento di una serie di misure con cui il governo cinese cerca di stabilizzare un mercato del lavoro sotto pressione, in particolare per due categorie sensibili: i laureati e i lavoratori migranti.

Si tratta di un tema politicamente delicato per Pechino, perché l’occupazione resta uno degli indicatori più diretti della tenuta economica e della stabilità sociale. Le nuove misure arrivano dopo il rallentamento degli investimenti e delle vendite al dettaglio, che ha accentuato i timori sulle prospettive del lavoro.

“Nel complesso, le misure sono ampie”, ha detto Nie Riming, vicedirettore dell’Istituto di finanza e diritto di Shanghaial South China Morning Post. “Ma l’occupazione è in ultima analisi una questione di crescita”.

Il piano individua nove aree prioritarie: dall’allineamento della politica macroeconomica agli obiettivi occupazionali alla stabilizzazione dell’impiego nei settori ad alta intensità di lavoro, dall’espansione del terziario alla creazione di nuove opportunità nei comparti emergenti.

Il passaggio più significativo riguarda l’intelligenza artificiale. Il governo vuole sviluppare nuove professioni legate all’Ia, favorire l’uso della tecnologia nei settori tradizionali e rafforzare formazione e percorsi di ricollocazione per i lavoratori esposti al rischio di sostituzione.

La sfida è trasformare una possibile fonte di disoccupazione in un motore di nuove attività. “L’occupazione dei giovani con alto livello di istruzione e quella dei lavoratori di mezza età con basso livello di istruzione sono le due sfide più pressanti per il mercato del lavoro cinese”, ha detto Nie. Circa il 70% dei giovani disoccupati è costituito da laureati, mentre i lavoratori licenziati intorno ai 50 anni con istruzione limitata rischiano lunghi periodi senza impiego.

Il tasso di disoccupazione rilevato tra i lavoratori migranti interni è salito al 5,7% a marzo, il livello più alto in quasi tre anni, mentre la disoccupazione giovanile era al 16,3% ad aprile. Secondo Nie, il punto decisivo resta il rilancio degli investimenti e del settore privato, che è la principale fonte di nuovi posti di lavoro in Cina. L’economista ha indicato anche la necessità di allentare le restrizioni su servizi come istruzione privata e intrattenimento, per sbloccare maggiore capacità occupazionale.

La spinta sull’Ia resta però ambivalente. Un piano d’azione “Ia plus” pubblicato ad agosto punta a portare l’adozione dell’intelligenza artificiale nei settori chiave al 70% entro il 2027 e al 90% entro il 2030. Ma quest’anno in diverse città cinesi sono emerse controversie di lavoro collegate a licenziamenti attribuiti all’automazione e all’uso dell’Ia.

Il ministero delle Risorse umane e della sicurezza sociale ha dichiarato a gennaio che pubblicherà un documento specifico sull’impatto dell’Ia sull’occupazione, con misure di sostegno per i settori colpiti.

Accanto all’intelligenza artificiale, Pechino guarda anche ai nuovi comparti industriali come possibile valvola occupazionale. Il piano per stabilizzare ed espandere l’occupazione, pubblicato a maggio, indica nuove energie, nuovi materiali, economia a bassa quota, economia verde ed economia marittima tra le aree prioritarie.

Quattro ministeri hanno inoltre diffuso questa settimana una nota per sostenere lo sviluppo dell’economia marittima e promuovere l’occupazione, includendo un programma per trasferire lavoratori qualificati da settori terrestri come l’Ia e la manifattura avanzata verso il comparto marittimo.

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