ROMA – Al resort alpino di Bürgenstock, in Svizzera, hanno preso formalmente il via i colloqui tecnici per dare attuazione al Memorandum d’Intesa di Islamabad, firmato in via remota il 17 giugno scorso, per porre fine alle ostilità tra l’asse Stati Uniti-Israele e l’Iran. La delegazione statunitense, guidata dal Vicepresidente J.D. Vance, con l’inviato speciale Steve Witkoff e il consigliere Jared Kushner, ha incontrato i rappresentanti iraniani, tra cui il Presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e il Ministro degli Esteri Abbas Araghchi. La mediazione è affidata invece al Primo Ministro pakistano Shehbaz Sharif, dal Capo di Stato Maggiore dell’esercito pakistano Asim Munir e dal Primo Ministro del Qatar Sheikh Mohammed bin Abdulrahman Al Thani. Al centro dell’incontro, la definizione dei dettagli tecnici legati al programma nucleare iraniano, alla sicurezza delle rotte marittime e al rilascio dei fondi congelati.
Una situazione rassicurante verrebbe da dire, ma qui l’uso del condizionale è d’obbligo. Secondo quanto riportano i media, che citano fonti interne, l’atmosfera negoziale sarebbe già partita ad alta tensione: la delegazione iraniana avrebbe rifiutato di prendere parte a una stretta di mano programmata e alla sessione fotografica congiunta con i delegati statunitensi, costringendo gli organizzatori a condurre la conferenza stampa senza la presenza di Teheran. Un irrigidimento, che probabilmente riflette i timori iraniani, forse sempre più convinti, che dietro i termini apparentemente generosi degli Stati Uniti si nasconda una trappola.
TRUMP MINACCIA: COLPIREMO DI NUOVO L’IRAN
Ma se da un lato in Svizzera si sta cercando, seppur a fatica, di raggiungere un accordo con Vance che parla di “opportunità storica”, dall’altra parte dell’Oceano, Trump minaccia di affondare ogni cosa. Così, su Truth ha rivendicato: “L’Iran deve immediatamente impedire ai suoi sodali altamente pagati in Libano di causare problemi. Se non lo faranno, colpiremo di nuovo l’Iran molto duramente, proprio come abbiamo fatto la scorsa settimana, solo ancora più forte!”.
TRUMP E LA TEORIA DELL’ANGELO CUSTODE
E non è finita. Precedentemente, in un colloquio riportato dal corrispondente di Fox News Trey Yingst, Trump ha rivolto un avvertimento brutale alle autorità iraniane, affermando che se avessero chiuso lo Stretto non avrebbero più avuto “un fottuto Paese” e che non sarebbero “neppure riusciti a ritornare” nel proprio territorio. Trump ha aggiunto che gli Stati Uniti sono pronti ad assumere il controllo militare diretto dello Stretto, minacciando tariffe commerciali forzate o trattenendo il 20% del petrolio greggio in transito. Il tycoon ha definito le potenziali tariffe americane come un compenso per i “servizi resi in qualità di angelo custode ai paesi del Medio Oriente per il rimborso dei costi passati, presenti e futuri”
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