ROMA – Cinque rappresentanti del governo dei talebani sono stati ospitati a Bruxelles per prendere parte a un incontro a porte chiuse con i rappresentanti dell’Unione europea, nonostante le accuse di violazioni dei diritti umani e crimini contro i civili di cui i talebani sono oggetto: lo riferiscono fonti di stampa internazionali concordanti. A restare segreto è stato il luogo del meeting, ma non il contenuto: già il 12 maggio le autorità europee avevano ammesso di aver avviato colloqui coi talebani per “esplorare soluzioni diplomatiche e pratiche” per rimpatriare i rifugiati e richiedenti asilo afghani nei Paesi Ue.Per ora, l’accordo interesserebbe solo coloro che hanno ricevuto condanne per crimini commessi nel loro Paese. Uno scambio che segue la visita degli emissari europei a Kabul di gennaio.
A chiedere tale accordo, è stato il Belgio, insieme a Svezia, Danimarca e altri quindici Stati membri sui 27.A guidare la delegazione afghana ieri a Bruxelles è stato Abdul Qahar Balkhi, responsabile della comunicazione per il ministero degli Esteri afghano, che alla testata Euractiv ha inoltre spiegato che l’incontro ha permesso alla sua delegazione di “riavviare un’ampia gamma di servizi consolari nell’area Ue”.
L’apertura dell’Ue all’esecutivo talebano afghano ha attirato numerose critiche, tra cui quella di Malala Yousafzai, la nota attivista pachistana per i diritti delle donne sfuggita nel 2012, all’età di 15 anni, a un attentato condotto dall’ala dei talebani afghani nel suo Paese. A quell’epoca, i talebani avevano vietato anche alle studentesse pachistane nel distretto di Swat di studiare e lei, a partire dagli 11 anni, si batteva per riconquistare quel diritto per tutte.
Sul suo profilo Instagram la donna – la più giovane vincitrice di un Nobel della Pace, a 17 anni – ha scritto: “L’Ue ha invitato funzionari talebani a Bruxelles per discutere di un accordo sui migranti e questo mi infastidisce profondamente. Si tratta degli stessi talebani che hanno vietato alle ragazze di studiare a partire dalla scuola secondaria e le hanno obbligate a sposarsi”.
Yousafzai scrive ancora: “Sono gli stessi talebani che, a inizio mese, hanno arrestato decine di donne a Herat per come erano vestite”. Le donne, secondo quanto apprende la Dire da fonti sul campo, sono ancora agli arresti in una località sconosciuta alle famiglie.
Prosegue l’attivista divenuta simbolo del diritto delle giovani allo studio: “Sono gli stessi talebani che incarcerano, picchiano e giustiziano donne che osano parlare o infrangere le loro regole”. Secondo la Premio Nobel per la Pace, “attraverso il loro sistema di apartheid di genere, i talebani hanno cancellato ragazze e donne dalla vita pubblica. L’Europa non deve legittimare un regime responsabile di una delle peggiori crisi dei diritti umani al mondo. Ogni impegno coi talebani deve iniziare e finire con i diritti delle donne e delle ragazze afghane”.
Dopo l’uscita della Nato a guida statunitense dall’Afghanistan nell’estate 2021, i talebani sono tornati al potere, emanando leggi restrittive sui diritti delle donne e lanciando una sorta di “caccia alle streghe” contro coloro che avevano lavorato con organizzazioni internazionali o reparti delle forze militari Nato nei vent’anni di missione. A migliaia sono fuggiti per sfuggire alle violenze, ma anche a povertà e insicurezza, trovando asilo anche in Europa.
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