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Cina, metà fabbisogno elettrico da fonti non fossili entro 2030

AttualitàCina, metà fabbisogno elettrico da fonti non fossili entro 2030

Roma, 26 giu. (askanews) – La Cina punta a produrre entro il 2030 metà della propria elettricità da fonti non fossili, dal nucleare all’idroelettrico, dall’eolico al solare, nel quadro di un nuovo piano quinquennale che lega transizione energetica, sicurezza degli approvvigionamenti e crescita della domanda legata anche all’intelligenza artificiale.

Il piano – secondo quanto riferisce oggi il South China Morning Post – è stato presentato dall’Agenzia nazionale per l’energia e dalla Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma, il principale organismo di pianificazione economica di Pechino. Prevede un forte aumento della quota di eolico e solare nella nuova capacità installata e un’espansione della produzione complessiva di energia.

Secondo gli obiettivi indicati, la capacità annua totale di produzione energetica della Cina salirà a un equivalente di 5,8 miliardi di tonnellate nel 2030, rispetto ai 5,13 miliardi del 2025. Nello stesso anno, il 50% dell’elettricità generata dovrà provenire da fonti non fossili diversificate.

“Nei prossimi cinque anni il sistema energetico cinese avrà maggiore sicurezza e resilienza e una struttura energetica migliore e più nuova per integrazione, efficienza e innovazione”, ha detto il direttore della Nea Wang Hongzhi. Secondo Wang, gli investimenti collegati supereranno i 20mila miliardi di yuan, pari a circa 2.900 miliardi di dollari.

Il piano tiene conto della rapida crescita dei consumi elettrici legati all’intelligenza artificiale e ai data center, che stanno mettendo sotto pressione la rete. Pechino punta a promuovere una “responsabilizzazione reciproca” tra energia e intelligenza artificiale, con una migliore integrazione tra grandi basi energetiche e poli di calcolo, oltre a una gestione più coordinata dei consumi dei data center.

La sicurezza energetica resta una priorità centrale. La Cina intende continuare a sviluppare il nucleare lungo le aree costiere, evitando però le regioni interne per ragioni di sicurezza. L’obiettivo è raggiungere 110 milioni di kilowatt di capacità nucleare installata entro il 2030, con particolare attenzione ai reattori ad acqua pressurizzata di terza generazione.

Il piano prevede anche un’accelerazione sulla ricerca per superare gli ostacoli alla fusione nucleare controllata, considerata una delle tecnologie chiave per l’energia del futuro.

Pechino, tuttavia, non intende abbandonare i combustibili fossili. Il documento prevede di “consolidare e ottimizzare” la produzione di energia fossile e di ampliare e diversificare le importazioni di petrolio e gas, in un contesto segnato dalle incertezze in Medio Oriente e dalle tensioni sullo Stretto di Hormuz.

Tra i progetti considerati strategici figura anche l’espansione degli oleodotti e gasdotti tra la provincia nordorientale cinese dello Heilongjiang e la Russia, nell’ambito del progetto Power of Siberia 1, per rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti.

Secondo Tian Lei, analista dell’istituto di ricerca energetica della Ndrc citato da Xinhua, sono state previste misure specifiche per garantire sicurezza e resilienza energetica anche “in varie contingenze e persino in circostanze estreme”.

Il piano dovrebbe inoltre contribuire all’obiettivo cinese di raggiungere il picco delle emissioni di carbonio entro il 2030, tappa intermedia verso la neutralità carbonica al 2060. La Cina resta però il maggiore produttore mondiale di gas serra e continua a fare ampio ricorso al carbone.

Per accelerare la decarbonizzazione, Pechino prevede di rafforzare il ruolo di eolico e solare, integrando risorse terrestri e offshore, sviluppando reti intelligenti, sistemi di accumulo e un mercato elettrico nazionale unificato per certificazione verde e formazione dei prezzi.

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