Nel 2030 a rischio chiusura 6 su 10. Un imprenditore sviluppa un modello alternativo a metà tra grandi catene e piccole realtà
Il settore odontoiatrico italiano sta affrontando una crisi strutturale – che riguarda in particolare i piccoli studi – legata ai modelli gestionali tradizionali, ormai inadeguati rispetto alle esigenze attuali, e alla carenza di personale.
Secondo i dati il 73% degli studi fatica a reperire collaboratori, mentre la burocrazia e gli adempimenti normativi, come il Gdpr sulla regolamentazione della privacy, assorbono il 40% del tempo dei medici.
Questo sovraccarico provoca l’abbandono precoce della professione nel 35% dei casi entro i primi dieci anni di attività. Le proiezioni indicano inoltre che entro il 2030 il 60% degli studi monoprofessionali rischia la chiusura o l’assorbimento in realtà più ampie.
La Sardegna è un caso emblematico di questo squilibrio: nonostante i centri attivi a Sassari, Olbia, Nuoro e Sanluri, la carenza di specialisti in implantologia ha storicamente alimentato liste d’attesa e flussi di migrazione sanitaria verso il continente.
A fare il quadro il Gruppo Ventura, operativo in Emilia-Romagna e Sardegna, che ha partire da questi dati ha sviluppato un modello organizzativo integrato. In pratica propondo una terza via tra il piccolo studio e le grandi catene.
L’approccio si basa sulla netta separazione tra l’attività medica e le funzioni extracliniche (marketing, risorse umane, amministrazione), delegate a team specializzati.
“Abbiamo creato un sistema in cui i medici possono concentrarsi esclusivamente sulla cura dei pazienti”, spiega l’imprenditore Francesco Ventura. “Tutto il resto è gestito da team specializzati. Il medico si concentra sulla clinica mentre l’organizzazione si occupa di tutto il resto”.
Questo modello, inoltre, unisce sotto la medesima proprietà la parte clinica e i laboratori odontotecnici riducendo i tempi di consegna dei manufatti protesici.
