ROMA – La maggioranza va sotto alla Camera dei Deputati sul nodo preferenze. Con una votazione a scrutinio segreto, l’Aula di Montecitorio ha respinto per un solo voto di scarto l’emendamento cardine alla legge elettorale targato Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc, sostenuto anche da Lega e Forza Italia. La proposta di modifica, che mirava a riscrivere l’articolo 1 del testo introducendo un sistema misto tra capilista bloccati e preferenze, è stata bocciata con 188 voti contrari e 187 favorevoli. Grande esultanza in aula da parte delle opposizioni con fragorosi applausi e cori al grido di “dimissioni” e “elezioni”.
“La maggioranza va sotto di un voto sull’emendamento Bignami sulla reintroduzione delle preferenze voluto da Fratelli d’Italia. L’anima della riforma! L’esultanza dell’opposizione! Ps e comunque Che Guevara porta fortuna”, scrive sui social la deputata dem Patrizia Prestipino, che posta anche un video dell’aula di Montecitorio.
La maggioranza va sotto sull’ emendamento sulla reintroduzione delle preferenze voluto da Fratelli d’Italia. L’anima della riforma!
L’esultanza dell’opposizione !#leggeelettorale pic.twitter.com/eTO10NW7HZ— Patrizia Prestipino (@patriziaprestip) July 14, 2026
La scelta di non rimettersi all’Aula da parte dei relatori e della ministra alle Riforme Elisabetta Casellati alla fine si è rivelata un boomerang per il centrodestra. Dopo le Assemblee mattutine di Forza Italia e Lega, che avevano dato disco verde all’emendamento Fdi sul mix di preferenze e capilista bloccati, i 4 relatori di maggioranza, in Comitato dei nove della Commissione Affari costituzionali, hanno fatto sapere che avrebbero dato a questo punto parere favorevole sulla norma sottoscritta anche Noi Moderati e Udc. Il governo, in Aula, ha annunciato il parere conforme ai relatori. A questa notizia, a molti si sono drizzate le orecchie. In Transatlantico è cominciato a girare un commento: “Con il parere favorevole se l’emendamento Bignami viene bocciato il governo e la maggioranza vanno sotto”.
Ad alcuni questo rischio era sembrato come un tentativo del centrodestra di ‘blindare’ in extremis lo scrutinio segreto. E qualcuno dei big dei partiti osservava: “Mi sembrano tutti tranquilli, non credo che rischiamo. Poi è chiaro che se l’emendamento viene bocciato si crea l’incidente politico…”.
La tensione tra i banchi del centrodestra, appena si sono accese le lucine per la votazione a scrutinio segreto, è stata evidente anche per la richiesta del presidente di turno Fabio Rampelli di “non scattare foto”. A ‘frittata fatta’, lo stesso Rampelli, visto lo scompiglio in Aula ha parlato di “Colpo di scena”.
“Tra chi ha votato contro ci sono sicuramente i vannacciani”, dice il leader di Noi ModeratiMaurizio Lupi, parlando con i cronisti in Transatlantico.
Al momento la seduta e sospesa.
CONTE E SCHLEIN: “ANDATE A CASA”
La bocciatura della norma ha scatenato la durissima reazione dei leader del centrosinistra e del Movimento 5 Stelle, che hanno immediatamente chiesto le dimissioni del governo. “Avete sfiduciato la vostra presidente del Consiglio”, ha attaccato in Aula il leader del M5S, Giuseppe Conte. “Ora che siete andati sotto vi rimane un’unica cosa: aprire una crisi di governo e andare a casa perché tocca a noi”.
Sulla stessa linea la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, che ha parlato di un segnale di stop all’arroganza della coalizione di governo: “Questo è stato un voto contro l’arroganza di chi pensa che in un Paese con una crescita a zero, con i salari tra i più bassi d’Europa, il costo dell’energia più caro d’Europa, le liste d’attesa infinite in sanità, le tasse che avete portato al record, la priorità sia la legge elettorale. Alcuni deputati della loro stessa maggioranza evidentemente hanno pensato di dire no.”
Schlein ha poi puntato il dito direttamente contro Giorgia Meloni: “Era un voto contro l’arroganza di una leader donna che per difendere il suo potere era pronta a schiacciare quello delle altre donne. Diamo il tempo ai colleghi di prendere atto che hanno fallito e che è il momento di ritornare a casa per dare finalmente un governo a questo Paese. I vostri patti di potere oggi, sotto gli occhi di mezzo Governo, sono saltati. Prendete atto del vostro fallimento e andate a casa!”.
BONELLI: “MELONI VADA AL COLLE, NOI PRONTI AL VOTO”
A rincarare la dose Angelo Bonelli (Avs): “Meloni oggi non ci ha messo la faccia. È mancato il volto di Giorgia Meloni. È la più grande sconfitta della presidente del Consiglio e lei oggi deve trarne le conseguenze. È stata sfiduciata e anche noi chiediamo alla presidente del Consiglio di trarne le conseguenze”. La premier, ha continuato Bonelli, “è stata sfiduciata e anche noi chiediamo alla presidente del Consiglio di andare direttamente dal presidente della Repubblica perché è chiaro che i voti sono mancati nella sua maggioranza. Meloni vada al Colle, noi siamo pronti al voto”.
Stesso parere da parte di Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo: “Le preferenze finte: con il capolista bloccato, il listone bloccato, senza l’alternanza di genere: una truffa frutto dell’arroganza e della paura. Meloni ha sfidato le opposizioni: ‘È ora di metterci la faccia’ ha scritto sui social. Ma oggi la faccia l’ha persa lei, sfiduciata dalla sua stessa maggioranza. Ora dimissioni!”.
LA REAZIONE DELLA MAGGIORANZA
Nei corridoi del Transatlantico si respira un clima di evidente sconcerto. Intercettato dai giornalisti che gli chiedevano se questo clamoroso stop possa aprire una crisi di governo, il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha cercato di minimizzare: “È la democrazia, ora vediamo che succede…”.
Dopo la bocciatura dell’emendamento, il presidente di turno Fabio Rampelli ha cercato di riportare ordine tra i banchi, con la maggioranza in forte agitazione e le opposizioni che esultavano. Riccardo Ricciardi (M5s) ha commentato: “Io capisco che si voglia far finta di nulla rispetto a quello che è accaduto, ma c’è un dato politico: noi oggi abbiamo la premier che si è esposta pubblicamente sulla legge elettorale. Occorre subito la convocazione di una capigruppo”.
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it
