venerdì, 9 Ottobre 26

Maranza e baby gang, arriva la ‘stretta’ del Governo. Meloni: “Chi sbaglia paga, anche a 15 o 16 anni”

PoliticaMaranza e baby gang, arriva la ‘stretta’ del Governo. Meloni: “Chi sbaglia paga, anche a 15 o 16 anni”

di Maria Carmela Fiumanò e Vittorio Di Mambro Rossetti

ROMA – Approvato in Consiglio dei ministri un disegno di legge contro la criminalità minorile. Già ribattezzato “anti-maranza”, le nuove norme hanno l’obiettivo di contrastare fenomeni ampiamenti diffusi come quello delle baby gang soprattutto nelle grandi città.

SI MODIFICA L’ARTICOLO CHE REGOLA L’IMPUTABILITÀ DEI MINORI: COSA CAMBIA

Le nuove norme vanno a modificare l’articolo 98 del Codice penale che regola l’imputabilità dei minori. Attualmente è previsto che i ragazzi tra i 14 e i 18 anni siano ritenuti penalmente responsabili solo se, al momento del fatto, avevano la capacità d’intendere e di volere. In caso di condanna, la pena è sempre diminuita. Diversamente dagli adulti, per i quali la capacità di intendere e volere è presunta dalla legge, per i minori dai 14 ai 17 anni il giudice deve sempre accertare caso per caso se avessero la reale maturità per comprendere il disvalore del loro gesto. Attualmente quindi per i minori tra i 14 e i 18 anni l’imputabilità non è automatica.

Con le modifiche del governo al Codice penale lo diventa: sarà l’incapacità di intendere e di volere a dover essere dimostrata caso per caso. Resta ferma la diminuzione della pena stabilita dall’articolo98 che stabilisce che oltre alla riduzione della pena principale, ci sono limiti per le pene accessorie. Se la pena detentiva è inferiore a 5 anni o si tratta di una pena pecuniaria, non si applica alcuna pena accessoria.

MELONI: CHI AGGREDISCE, RAPINA E DEVASTA DEVE PAGARE SEMPRE, ANCHE SE HA 15 O 16 ANNI

“Oggi il Governo ha approvato un disegno di legge che cambia le regole sull’imputabilità dei minori. Voglio spiegarvi cosa cambia e perché. Comincio da un principio che noi stiamo cercando di affermare in ogni ambito: chi aggredisce, chi rapina, chi devasta deve pagare sempre. Anche se ha 15 o 16 anni”. Lo dice la premier Giorgia Meloni in video pubblicato su Facebook.

Per questo, aggiunge, “abbiamo agito e continuiamo ad agire. Arresto per i minorenni sorpresi con un’arma, norme severe contro la diffusione dei coltelli, pene più dure per i danneggiamenti di gruppo. E oggi un passo ulteriore. Il nostro ordinamento prevede attualmente che un minore tra i 14 e i 18 anni risponda del reato solo se un giudice accerta che fosse capace di intendere e di volere. Con questo provvedimento quella capacità si presume sempre. Significa che si potrà ancora dimostrare il contrario davanti a un giudice, ma il punto di partenza cambia. Prima si presumeva l’incapacità, oggi si presume la responsabilità. Questa norma colpisce soprattutto chi pensa di essere intoccabile e sfrutta i minori come manovalanza per i propri affari. Ma serve anche a punire quei ragazzi che pensano di poter fare come vogliono perché sanno che tanto a loro non accadrà nulla”.

NORDIO: NON ABBASSIAMO ETÀ IMPUTABILITÀ PER MINORI

“Oggi non abbiamo abbassato l’età della imputabilità. Noi abbiamo mantenuto tra i 14 e i 18 anni come età per la delinquenza minorile, abbiamo proprio invertito l’onere della prova” per dimostrare la capacità di intendere e di volere del minore. Lo dice il ministro della Gisutizia Carlo Nordio durante la conferenza stampa a palazzo Chigi dopo l’approvazione del ddl anti-maranza.

“Qual è il significato politico della norma? – aggiunge Nordio – È quello di facilitare le indagini, perché partendo dal presupposto che una persona quando commette un reato a 16 anni sia presumibilmente cosciente di quello che sta facendo, ecco, spetta all’interessato dare la prova contraria della sua capacità di intendere e di volere. Mentre oggi l’indagine è e rimane condizionata dal fatto che la presunzione sia esattamente l’opposto: cioè oggi si presume che la persona non sia del tutto capace e l’incapacità dell’imputabilità debba essere accertata volta per volta, d’ora in avanti ci sarà l’inversione”. E conclude: “E non abbiamo nemmeno inasprito le pene, anche questo va detto”.

Durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi, al termine del Consiglio dei ministri, Carlo Nordio premette: “Il provvedimento più importante che abbiamo approvato” in tema di giustizia “riguarda, dal punto di vista dell’imputabilità, i minori tra i 14 e i 18 anni. Come sapete la criminalità che riguarda i minori vive purtroppo un aumento sia quantitativamente che qualitativamente. Noi – sia chiaro fin da subito – non abbiamo abbassato, come qualcuno magari ha inteso percepire- l’età per l’imputabilità della persona, che quindi rimane quella dei 14 anni. L’età compresa tra i 14 e i 18 anni è quella che comprende l’imputabilità del minore; oltre i 18 anni si entra, come sapete, nell’età adulta”.

Il ministro continua: “La novità riguarda l’inversione dell’onere della prova sull’imputabilità. Detto in termini semplici: oggi l’imputabilità del minore deve essere accertata positivamente caso per caso, quindi vi è una sorta di presunzione di non imputabilità, cioè di incapacità di intendere e di volere da parte dell’infra-diciottenne e ultra-quattordicenne. Con questa norma noi invertiamo l’onere della prova, per l’ultra-quattordicenne e infra-diciottenne, salvo ovviamente la prova contraria, che può essere ovviamente provata ed esibita. Quindi, ripeto, non vi è un abbassamento dell’età di imputabilità, non vi sono gravamenti della pena, vi è proprio un’inversione invece della concezione sulla capacità di intendere e di volere, cioè dell’imputabilità del minore. Che oggi deve essere positivamente confermata e accertata volta per volta, e invece da ora in poi sarà presunta: è una presunzione ‘iuris tantum’ (relativa, ndr.), cioè non perentoria, e quindi è soggetta a prova contraria: non è una presunzione assoluta, è una presunzione relativa”.
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