MILANO – La morte di Abderrahim Fakir a Bologna continua a far discutere ben oltre i confini dell’inchiesta. Mentre la Procura lavora per ricostruire con precisione quanto accaduto e accertare eventuali responsabilità, il caso è già diventato terreno di scontro politico. Sullo sfondo affiora anche un’altra riflessione: il rischio che il dolore della famiglia e la forte esposizione pubblica della nipote Yossra possano, in futuro, essere trascinati dentro la contesa politica. È uno scenario che oggi resta soltanto un’ipotesi, ma che riapre il dibattito sul confine tra partecipazione civile e consenso. La ‘Dire’ ne ha parlato con Amir Atrous, responsabile del Dipartimento Immigrazione di Forza Italia Milano, che invita ad aspettare gli esiti dell’inchiesta, respinge i “processi” preventivi alle Forze dell’ordine e mette in guardia da ogni forma di strumentalizzazione della vicenda. Insomma, per l’azzurro “il dolore merita rispetto, ma non è automaticamente una competenza politica”.
Atrous, qual è stata la sua prima reazione alla morte di Abderrahim Fakir?”Di fronte a una vita che si spegne in circostanze tanto drammatiche non si può che provare sconcerto e profondo dispiacere. Le dinamiche dell’accaduto, però, non sono ancora chiare. Prima di pronunciare condanne nei confronti degli agenti di Polizia o degli operatori sanitari bisogna ricostruire con precisione quanto avvenuto e accertare le eventuali responsabilità”.
La politica sta correndo troppo nel prendere posizione?”Come spesso accade, davanti a fatti di questo tipo c’è chi sembra più interessato a cavalcare la cronaca che a comprenderla. Fare politica significa affrontare problemi complessi, non inseguire l’emozione del momento. È sbagliato emettere sentenze sulla base di pochi secondi di video”.
Si può difendere il lavoro delle Forze dell’ordine e, allo stesso tempo, pretendere che sia fatta piena luce?”Non solo si può, ma si deve. Le Forze dell’ordine meritano rispetto per il lavoro che svolgono ogni giorno. Allo stesso tempo i diritti umani sono sacri e inviolabili. Per questo bisogna accertare ogni aspetto della vicenda senza pregiudizi, omissioni o sconti per nessuno”.
Il caso Fakir rischia di trasformarsi definitivamente in uno scontro politico?”È il rischio che vedo. Viviamo una stagione di polarizzazione permanente, come se ogni vicenda dovesse obbligatoriamente dividere il Paese in due fazioni. Ma la realtà è quasi sempre più complessa. Gli elettori sono stanchi di una politica che costruisce narrazioni invece di risolvere problemi”.
Ha apprezzato le parole della nipote Yossra?”Sì. Ha chiesto verità e giustizia senza alimentare odio o vendetta. Credo sia stato un atteggiamento responsabile e di grande dignità, che merita rispetto”.
Lei sostiene però che una parte della sinistra stia politicizzando questa vicenda.”Credo abbia commesso un errore grave. Penso, ad esempio, al presidio promosso dal sindaco di Bologna Matteo Lepore. Secondo il bilancio della Questura, negli scontri sono rimasti feriti 64 appartenenti alle forze dell’ordine. Un fatto inaccettabile. Lepore dovrebbe assumersi la responsabilità politica di quanto accaduto”.
In questi giorni qualcuno ha ipotizzato che, un domani, Yossra Fakir possa anche impegnarsi in politica. Come giudica questa eventualità?”Non entro nelle sue scelte personali e nessuno può impedirle di impegnarsi in politica. Sul piano generale, però, non condivido le candidature che nascono esclusivamente dall’essere stati al centro di una vicenda di cronaca. La politica richiede studio, competenza, esperienza e gavetta”.
Essere familiare di una vittima può rappresentare un valore aggiunto?”Può offrire sensibilità e consapevolezza su alcuni temi, ma non basta. Il dolore merita rispetto, ma non può diventare automaticamente un titolo politico o una competenza amministrativa”.
Questo principio vale anche per il centrodestra?”Assolutamente sì. Lo dico con chiarezza: sarei contrario a un’eventuale candidatura di Yossra Fakir così come sarei contrario a quella di Mario Roggero. Un principio vale soltanto se lo si applica anche quando riguarda il proprio schieramento”.
Che cosa dovrebbe fare oggi la politica?”Contribuire alla ricerca della verità, rispettando tutte le persone coinvolte: i familiari della vittima, gli agenti di Polizia e gli operatori sanitari. Abbassare i toni non significa rinunciare a fare chiarezza. Significa evitare condanne preventive e lasciare che sia la magistratura a ricostruire i fatti”.
Da responsabile Immigrazione di Forza Italia teme che questa vicenda possa incrinare il rapporto tra cittadini di origine straniera e istituzioni?”No. Credo che una certa politica abbia una visione preconcetta della società. Oggi la contrapposizione tra ‘italiani’ e ‘stranieri’ esiste soprattutto in alcune narrazioni politiche. La maggior parte delle persone legge questa vicenda come un tema che riguarda il disagio psichico, l’emarginazione sociale, la sicurezza e le modalità di intervento. L’eventuale tema dell’immigrazione riguarda semmai i processi di integrazione falliti o incompleti”.
Che cosa dovrebbe fare il centrodestra per evitare ulteriori tensioni?”Dovrebbe smettere di agitare slogan sciocchi e irresponsabili come quello della remigrazione e concentrarsi sui problemi reali: più organici per le Forze dell’ordine, stipendi migliori, maggiori tutele per chi garantisce la sicurezza e politiche serie di inserimento sociale. Alla destra, alla quale appartengo, chiedo meno propaganda e più soluzioni. ‘Fatti, non parole’: dovrebbe essere questo il nostro slogan”.
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