ROMA – “A pochi capita la fortuna di servire il proprio Paese in stagioni come quella. Io lo rifarei”. Così Domenico Arcuri, già commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica Covid-19, nel corso del suo esame testimoniale davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell’emergenza sanitaria causata dalla diffusione del virus Sars-CoV-2.
Un’audizione fiume in cui l’ex commissario ha respinto punto per punto le accuse e i dubbi sollevati sulla gestione degli approvvigionamenti nella prima fase della pandemia, parlando di una vera e propria “operazione di riscrittura della realtà dei fatti”.
IL NODO MASCHERINE: NESSUN DISPOSITIVO FARLOCCO NEGLI OSPEDALI
Uno dei passaggi centrali della testimonianza ha riguardato la qualità e la regolarità dei dispositivi di protezione individuale importati. “Nessuna mascherina farlocca, nessuna eccezione rispetto alla procedura di valutazione del Cts e nessuna distribuzione di dispositivi non valutati”, ha scandito Arcuri.
A supporto della sua posizione, l’ex commissario ha citato la relazione dell’allora segretario del Comitato tecnico scientifico, Fabio Ciciliano: “Non ha mai detto che le mascherine inidonee siano finite negli ospedali, o distribuite comunque ai sanitari, e non ha mai parlato di dispositivi farlocchi”. Al contrario, Arcuri ha ribadito che i dispositivi provenienti dalla Cina “erano tutte approvate”. Sul piano normativo, ha poi chiarito che “non era necessario che i dispositivi avessero la marcatura Ce; era sufficiente che avessero un’efficacia protettiva analoga a quella prevista dalla normativa sino ad allora vigente”, un requisito che doveva essere verificato e autorizzato dalle autorità competenti quali Cts, Istituto superiore di sanità e Inail.
IL RUOLO DI CONSIP
Arcuri ha smentito categoricamente l’esistenza di un’unica “maxi commessa da 1,25 miliardi di euro, il più grande affidamento fuori gara”, precisando che si trattava in realtà di sei contratti distinti distribuiti su 28 diverse aziende produttrici. Anche sulle modalità di pagamento la difesa è netta: “Erano assolutamente in linea con le prassi commerciali internazionali e non costituivano forme di pagamento anticipato. Il pagamento è avvenuto sempre dopo che la merce usciva dalla disponibilità dei venditori”. L’ex commissario ha comunque tenuto a precisare che la legge del tempo offriva ampi margini: “Si potevano pagare in acconto anche intere forniture e senza garanzie. Questa facoltà non venne mai usata dal sottoscritto. Ma anche se l’avessi utilizzata era prevista dalla legge”. Una tesi confermata anche da Ciciliano, secondo cui i pagamenti anticipati erano “non solo previsti, ma necessari in una situazione di guerra commerciale”.
Rispetto al ruolo di Consip, Arcuri ha negato qualsiasi volontà di estromettere la centrale acquisti pubblica dal processo, evidenziando però la drammaticità del contesto inziale: “Solo per i sanitari servono 3 milioni di mascherine al giorno, noi non abbiamo nulla. In 50 giorni la Protezione civile e Consip hanno reperito 2,8 milioni di mascherine. Poco meno del fabbisogno di un giorno. Eravamo in guerra disarmati e non tutti abbiamo avuto la modestia e il coraggio di ammetterlo”. I dispositivi acquistati tramite Consip, ha aggiunto, erano inoltre “costati di più delle famigerate mascherine cinesi”.
I RAPPORTI CON LA POLITICA
Sul fronte delle presunte pressioni istituzionali, Arcuri ha escluso qualunque tipo di ingerenza politica, in particolare da parte di Palazzo Chigi: “Non ho mai, neppure lontanamente, ricevuto dal presidente del Consiglio alcuna richiesta, alcuna sollecitazione, alcuna sottolineatura. Mai”. L’ex commissario ha descritto il clima di quei mesi parlando di “nessuna pressione, solo richieste di fare presto”, confermato dallo stesso Ciciliano che ha ribadito come il commissario straordinario non avesse mai pressato i tecnici.
Infine, l’ex commissario ha annunciato di aver avviato le vie legali per tutelare la gestione della struttura commissariale rispetto ad alcune forniture: “Per quanto riguarda la JC Electronics ho incardinato al Tribunale di Roma una azione civile tesa al risarcimento danni”.
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