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I Guardiani della rivoluzione hanno rivendicato gli attacchi in Kuwait ed Emirati Arabi

MondoI Guardiani della rivoluzione hanno rivendicato gli attacchi in Kuwait ed Emirati Arabi

ROMA – I Guardiani della rivoluzione hanno rivendicato attacchi contro sistemi militari in Kuwait ed Emirati Arabi, nonostante le minacce dell’amministrazione Trump di una “dura risposta” in caso di una nuova escalation nel Golfo. Come si legge in una nota dei Pasdaran, “questa mattina l’esercito ha colpito con missili e droni i sistemi di comunicazione satellitare, i depositi di equipaggiamento e gli hangar per aerei da combattimento dell’esercito statunitense, noto come esercito terrorista, presso la base aerea di Ahmad al-Jaber in Kuwait”.

Oltre a ciò, “anche le postazioni e i sistemi radar dell’esercito statunitense, responsabile dell’uccisione di bambini, presso la base aerea di Al Minhad negli Emirati Arabi Uniti, sono stati attaccati con missili e droni dell’esercito”. Tale azione è stata definita dai militari la 31a fase della cosiddetta operazione ‘Saiqa’, ovvero “fulmine” in lingua farsi.

I Pasdaran hanno concluso spiegando che tali attacchi hanno interessato importanti snodi logistici per le forze statunitensi, e che Teheran ha dovuto agire in “rappresaglia” per le perdite subite nei raid che gli Stati Uniti hanno ripreso a condurre sull’Iran a partire da ddmenica 30 agosto. Infine, ha avvertito che, se gli Stati Uniti attaccheranno ancora, “la nostra risposta sarà dura e distruttiva” e continuerà “fino alla vittoria finale”.

Stamani, il presidente Donald Trump ha contattato telefonicamente l’omologo degli Emirati, Sheikh Mohamed bin Zayed Al Nahyan, per discutere dei recenti sviluppi in Medio oriente, proporre “modalità per rafforzare ulteriormente i legami” e ribadire che tra le due nazioni sussistono “interessi reciproci”.Intanto, tramite la tv di Stato le forze armate del Kuwait hanno confermato di aver intercettato un attacco missilistico e con droni proveniente dall’Iran.

Nello Stretto di Hormuz il traffico di navi resta estremamente basso ma, come evidenziano i media internazionali, non è semplice determinarlo dal momento che le navi commerciali che si avventurano lungo lo Stretto spengono i transponder per non essere localizzati. Intanto, attacchi non rivendicati hanno raggiunto due petroliere causando la morte di due marinai filippini, così come ha riferito una compagnia di navigazione saudita.

Mentre Trump minaccia rappresaglie e propone di rinominare Hormuz “lo Stretto di Trump”, la Cnn rivela – tramite due funzionari di governo – che martedì primo settembre le forze americane avrebbero scortato segretamente ben 40 navi con a bordo 18 milioni di barili. L’aumento dei prezzi di gas, petrolio e fertilizzanti è tra le prime cause di dissenso verso la guerra all’Iran che l’attuale amministrazione deve fronteggiare.

Ancora oggi, il Wall Street Journal (Wsj) rivela che “il Pentagono starebbe discretamente prolungando la propria presenza militare in Medio oriente fino al 2027”. Sia gli aerei da combattimento che i mezzi militari marini starebbero già affrontando missioni più lunghe del solito, nonostante questo crei problemi logistici in termini di manutenzione e rifornimenti, nonché un impatto sul benessere del personale militare e delle famiglie.
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