venerdì, 9 Ottobre 26

Londra rivendica le sanzioni ai coloni violenti: “Scelta ponderata”

MondoLondra rivendica le sanzioni ai coloni violenti: “Scelta ponderata”

ROMA – Il governo di Londra rivendica la decisione di imporre sanzioni ai commerci con gli insediamenti illegali israeliani in Cisgiordania occupata, adottate ieri con Canada, Francia e altri nove Paesi: lo stop agli scambi commerciali “sarà dannoso” ma “abbiamo valutato in anticipo costi e benefici”, come ha dichiarato stamani alla Bbc il ministro degli Esteri Ed Miliband. La dichiarazione arriva in risposta alla reazione di Israele di chiudere il consolato britannico a Gerusalemme Est. Miliband ha continuato riferendo che il governo di Londra “doveva agire prima che fosse troppo tardi” per attuare la Soluzione dei due Stati, anche su pressione dell’Autorità nazionale Palestinese (Anp). Assicurando che la decisione di Tel Aviv di chiudere il consolato “ci rammarica”, Miliband ha aggiunto che l’esecutivo “non poteva semplicemente rimanere a guardare per timore di una reazione israeliana”. Poi, ha replicato anche alle accuse di ieri del rabbino capo britannico, Ephraim Mirvis, che ha bollato il pacchetto di sanzioni come “una mossa politica di facciata” che “finirà per alimentare l’antisemitismo” e ha parlato di “giorno buio per gli ebrei britannici”.

“Io sono un orgoglioso ebreo britannico”, ha ricordato il ministro, che ha spiegato che il Paese può “difendere lo stato di diritto anche mentre combatte l’antisemitismo”, evidenziando di “non accettare” che una cosa possa escludere l’altra. La Cisgiordania occupata ha registrato un’escalation di attacchi da parte di coloni violenti ed esercito dopo i fatti del 7 ottobre 2023, con un’ulteriore peggioramento negli ultimi mesi. Decine i villaggi parzialmente o completamente distrutti e migliaia le famiglie sfollate. Ieri, nel comunicare la decisione di sanzionare specifici individui e organizzazioni per bloccare gli scambi commerciali tra il Regno Unito e le colonie illegali, Londra ha denunciato anche la politica di “pulizia etnica” che il governo di Israele sta attuando nei territori occupati militarmente. La pratica di istituire colonie e avamposti in aree occupate è illegale secondo il diritto internazionale, come le Nazioni Unite e l’Unione europea hanno a più riprese ricordato al governo di Tel Aviv. Ma mentre Bruxelles continua a mantenere l’Accordo di associazione commerciale tra l’Ue e Israele, vari Paesi stanno autonomamente bloccando i commerci. Della mossa di Regno Unito, Francia e Canada fanno infatti parte anche Danimarca, Finlandia, Islanda, Irlanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Spagna e Svezia.

Le operazioni contro i residenti palestinesi provocano anche morti, feriti e notevoli problemi ai mezzi di sussitenza – con la distruzione di coltivazioni, aziende, allevamenti e infrastrutture idriche – nonché al funzionamento di ospedali e scuole. In occasione della Giornata internazionale per la protezione dell’Istruzione dagli attacchi Save the Children avverte che “in Cisgiordania, operazioni militari, restrizioni alla circolazione, demolizioni di scuole e violenze dei coloni rendono sempre più difficile per oltre 834mila studenti accedere all’istruzione in modo sicuro e continuativo. Circa 420mila bambini a Gaza non hanno ancora accesso a forme di apprendimento in presenza”. Quanto alla Striscia di Gaza, “gli attacchi militari hanno danneggiato o distrutto gran parte delle infrastrutture scolastiche, con il 97,5% degli edifici scolastici danneggiati. Circa 700mila bambini in età scolare sono rimasti privi di un accesso adeguato all’istruzione”.

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