PARMA – Nanna sì o nanna no all’asilo? Mentre l’argomento è ancora spesso fonte di discussioni e malcontenti tra mamme (che a volte vorrebbero evitare il ‘riposino’ per i bimbi dai 4 anni in su), a Parma arriva un progetto di educazione al sonno proprio per insegnare ai bambini a dormire nel modo migliore. E a evitare problemi di sonno in futuro. Il progetto si chiama “Chi dorme piglia pesci” e punta diffondere la cultura del buon riposo.
L’obiettivo del progetto, promosso dai professionisti di Medicina del sonno e Clinica pediatrica del Maggiore e da Psicologia clinica dell’Università di Parma, è diffondere la conoscenza del sonno e costruire abitudini capaci di favorirlo: saranno coinvolti bambini, genitori e insegnanti. Il riposo, durante l’infanzia, accompagna la crescita e la maturazione del cervello in un momento della vita in cui costruire buone abitudini può fare la differenza. “Il sonno funziona da vero e proprio spazzino: mentre noi riposiamo, il nostro cervello ripulisce le connessioni cerebrali non necessarie, contribuendo a memoria, apprendimento, elaborazione e consolidamento delle esperienze e dei processi di neuroplasticità”, spiega Carlotta Mutti, responsabile della Medicina del sonno del Maggiore.
A SCUOLA PER COSTRUIRE UNA CULTURA DEL SONNO
Il progetto prevede per prima cosa uno screening per valutare la conoscenza dei disturbi, coinvolgendo i bambini con disegni, pensieri, attività teatrali e altre forme di comunicazione per capire la diffusione dei problemi e, soprattutto, verificare se una maggiore consapevolezza possa tradursi in comportamenti più corretti. Dormire non è perdere tempo, ma investire sulla qualità della giornata successiva, a partire dall’infanzia.
LE REGOLE DEL BUON RIPOSO
Il sonno è una componente della salute al pari di alimentazione e igiene personale, anche se ritmi e necessità variano da persona a persona. La prima è la regola: andare a letto e alzarsi più o meno agli stessi orari. Anche alimentazione e orari hanno un ruolo: meglio non cenare tardi, preferendo le 19-19.30 e limitare pasti grassi e ricchi di proteine. L’attività fisica è preziosa durante il giorno, ma andrebbe evitata nelle ore immediatamente precedenti il sonno. La sera è invece importante ridurre le attività stimolanti e l’uso continuo dei dispositivi elettronici, soprattutto in presenza di bambini, privilegiando momenti tranquilli come la lettura.
“Per loro il tema è ancora più delicato: la deprivazione di sonno può avere ripercussioni sulla crescita, sull’apprendimento, sull’attenzione e sulla sfera sociale – spiega Mutti –. In età scolare sono generalmente necessarie circa 10-11 ore di sonno”. Non conta però solo la quantità: andare a dormire dovrebbe essere un momento piacevole. Anche la posizione può incidere: dormire sul fianco favorisce i processi di “pulizia” del cervello dalle tossine e riduce il rischio di disturbi respiratori.
LEGGERO, PROFONDO, REM: TUTTE LE FASI SONO IMPORTANTI
Il sonno non è un blocco uniforme: durante la notte si alternano fasi leggere, profonde e REM, ciascuna con funzioni specifiche. Il loro regolare susseguirsi è fondamentale per un riposo ristoratore. Per questo non basta chiedersi quante ore abbiamo dormito: conta anche come abbiamo dormito. Il sonno può essere inoltre una spia dello stato di salute. Stanchezza persistente, sonnolenza diurna e difficoltà di concentrazione sono segnali da non trascurare. Anche chi dorme accanto a noi può notare movimenti ripetuti, agitazione, bruxismo, russamento o comportamenti insoliti. Circa il 30% della popolazione soffre di disturbi del sonno. Tra questi ci sono le parasonnie, come il sonnambulismo, che in alcuni casi possono portare a comportamenti inconsapevoli e pericolosi. Esistono inoltre forme come la sexsomnia, caratterizzata da comportamenti sessuali involontari durante il sonno.
Tra i disturbi più rilevanti per impatto sociale c’è l’ipersonnolenza diurna, con addormentamenti improvvisi che possono avere conseguenze gravi nello svolgimento di attività che richiedono attenzione e responsabilità. Questi vengono affrontati dalla Medicina del sonno e dalla Neurologia del Maggiore, in collaborazione con la Neurologia di Vaio, guidate rispettivamente da Carlotta Mutti, Stefano Meletti e Doriana Medici. Il primo riferimento resta comunque il medico di famiglia. Al Centro di Medicina del sonno di Parma è possibile effettuare anche una valutazione di secondo livello attraverso la video-polisonnografia, che richiede una notte in ospedale.
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it
