ROMA – Secondo una ricostruzione esclusiva del New York Times, basata su interviste con oltre una mezza dozzina di funzionari attuali ed ex funzionari coperti da anonimato, il vicepresidente JD Vance tra primavera ed estate ha telefonato direttamente ai comandanti militari statunitensi dislocati in Medio Oriente, Europa e Asia, per raccogliere le loro valutazioni personali sulla guerra con l’Iran prima che venissero filtrate dal Pentagono. Insomma, ha cercato di saltare un po’ di filtri istituzionali, per farsi un’idea vera della guerra in cui gli Stati Uniti si sono cacciati senza un’apparente via d’uscita.
Vance, che si era opposto al conflitto fin dall’inizio e a cui Trump aveva affidato un ruolo nella ricerca della pace, voleva conoscere obiettivi, tattiche, stime delle perdite, mosse iraniane nello Stretto di Hormuz e il livello di tenuta del governo di Teheran. Ha chiesto anche un quadro dettagliato delle scorte militari residue. La risposta dei comandanti, su questo punto, è stata netta: gli intercettori Patriot, spina dorsale della difesa aerea, erano scesi sotto quota 100 in un teatro operativo entro la fine della primavera; esaurite anche le scorte di missili tattici TAMS e dei missili di precisione PREMS destinati a sostituirli.Da queste conversazioni Vance avrebbe maturato forti dubbi sulla strategia complessiva e sulle reali prospettive di successo, riportandoli nei colloqui privati con Trump e la cerchia ristretta. Nel frattempo lo stesso presidente riceveva dal generale Dan Caine informazioni sulla pressione sulle scorte e sulla resilienza iraniana che, secondo i resoconti raccolti dal Nyt, inizialmente faticava a credere.Tra le valutazioni riservate raccolte da Vance e le dichiarazioni pubbliche dell’amministrazione il divario resta ampio: Trump ha continuato a sostenere che la guerra fosse già vinta e l’esercito iraniano annientato, senza problemi di approvvigionamento; Vance ha di recente minimizzato l’idea stessa che gli Stati Uniti fossero in guerra. Trump, riferiscono le fonti, si sarebbe irritato per gli articoli sull’esaurimento delle scorte, arrivando a definire “traditori” i giornalisti che ne scrivevano; in seguito, decine di alti ufficiali del Pentagono sarebbero stati sottoposti al poligrafo.Le telefonate di Vance sarebbero avvenute con la piena consapevolezza di Trump, del segretario alla Difesa Pete Hegseth, del generale Caine, del segretario di Stato Marco Rubio e della capo di gabinetto Susie Wiles. Il portavoce del Pentagono Sean Parnell ha confermato che Hegseth ha “facilitato l’accesso diretto ai comandanti” per il vicepresidente; il portavoce di Caine ha negato ogni “lacuna nella consulenza militare” fornita ai vertici.Il principale interlocutore di Vance sarebbe stato l’ammiraglio Samuel Paparo, a capo del Comando del Pacifico ed ex responsabile delle operazioni navali in Medio Oriente. Il vicepresidente ha inoltre ottenuto dal direttore della CIA John Ratcliffe accesso diretto agli analisti dell’agenzia, e ha chiesto a Hegseth rapporti giornalieri sullo Stretto di Hormuz, ora condivisi anche con altri collaboratori del presidente.Sullo sfondo, la ricostruzione del Times ricorda che la pianificazione della guerra, avviata il 28 febbraio, era stata affidata a una cerchia ristrettissima di ufficiali, escludendo perfino i segretari del Tesoro e dell’Energia. Trump, forte del successo dell’operazione in Venezuela e degli attacchi ai siti nucleari iraniani dell’anno precedente, si aspettava la caduta del governo di Teheran in pochi giorni. Constatato invece il protrarsi del conflitto ben oltre le sei settimane previste, ad aprile ha incaricato Vance, Jared Kushner e Steve Witkoff di negoziare un’intesa che lasciasse comunque al potere le autorità iraniane, sfociata a giugno in un memorandum d’intesa i cui 60 giorni si sono chiusi ad agosto senza alcun accordo.
C’è una considerazione, nel lungo articolo del Nyt, che racchiude il vero senso di questi “carotaggi” di Vance nella palude di guerra americana in Medio Oriente: “Per Vance, che prima di diventare vicepresidente aveva un’esperienza limitata in materia di sicurezza nazionale, questi resoconti dimostrano come ora sia immerso in una guerra costosa e inconcludente che potrebbe gettare un’ombra sulla sua potenziale campagna presidenziale del 2028”.
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it
