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IA e scuola, “94% studenti la usa. Per 53% è stata ‘confidente digitale'”

AttualitàIA e scuola, "94% studenti la usa. Per 53% è stata ‘confidente digitale'"

Roma, 14 set. (askanews) – Il 94% degli studenti italiani utilizza strumenti di intelligenza artificiale e il 62% lo fa almeno settimanalmente; l’84% li utilizza anche per attività di studio, dall’italiano alla matematica, dalla scrittura allo svolgimento di esercizi; in alcuni istituti il 70-80% degli studenti dichiara un utilizzo quasi quotidiano della tecnologia digitale, IA e non solo; circa il 44% teme che l’IA possa portarlo a pensare meno con la propria testa e il 26% indica nella perdita del senso critico uno dei principali rischi per il futuro; il 54% chiede che l’intelligenza artificiale rimanga sotto il controllo umano; il 53% l’ha utilizzata almeno una volta come “confidente digitale”, per sfogarsi o affrontare un problema personale, con una presenza particolarmente significativa tra le ragazze e gli studenti più giovani; il 77% utilizza le versioni gratuite dei servizi di IA.

Sono i principali risultati che emergono dall’indagine “Io e l’Intelligenza Artificiale”, di INDIRE e Festival dell’Innovazione Scolastica, che ha coinvolto 5.342 studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado, provenienti da istituti distribuiti sul territorio nazionale.

“L’intelligenza artificiale, come tutte le grandi innovazioni tecnologiche, è un ‘farmaco’: può essere insieme cura e veleno. Dobbiamo avere la forza intellettuale di sostare dentro questa ambivalenza, senza dividerci tra tecno-ottimisti e pessimisti. I ragazzi hanno ormai in tasca l’accesso pressoché istantaneo a tutto lo scibile umano: si apre per loro un oceano di possibilità straordinarie, ma se non imparano a navigare e non hanno una barca solida rischiano di affondare. E in questo mare nessuno si salva da solo”, ha detto Mauro Magatti, professore ordinario di Sociologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, intervenuto al Senato alla presentazione dell’indagine.

Secondo Samuele Calzone, primo ricercatore INDIRE, per dimensione si tratta di una delle più ampie indagini realizzate finora in Europa sull’uso dell’intelligenza artificiale da parte degli studenti.

Uno degli aspetti più significativi emersi dalla ricerca è quello definito dagli studiosi “paradosso della fiducia”: chi si fida ciecamente dell’IA e, all’estremo opposto, chi dichiara di non fidarsene affatto tende a verificare meno le informazioni ricevute. Sono invece gli studenti che mantengono una posizione intermedia, di fiducia moderata, a effettuare con maggiore frequenza controlli e verifiche. La familiarità con lo strumento, dunque, non coincide automaticamente con la capacità di valutarne criticamente le risposte.

“Di fronte alla velocità siderale della trasformazione tecnologica non possiamo pensare che bastino le norme”, ha proseguito Magatti: “Dobbiamo definire obiettivi etici e pedagogici chiari e poi avere il coraggio della sperimentazione dal basso: provare, sbagliare, correggere e soprattutto mettere in circolo le esperienze migliori. Ma serve anche una scelta politica: come nell’Ottocento si ebbe il coraggio di investire enormemente nella scuola pubblica mentre la Rivoluzione industriale cambiava la società, oggi dobbiamo decidere di immettere risorse massicce nell’educazione. Questa è una grande sfida di civiltà”.

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