venerdì, 9 Ottobre 26

Risparmio, Intesa Sanpaolo: criptovalute ai margini

AttualitàRisparmio, Intesa Sanpaolo: criptovalute ai margini

“Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2026” messa a punto da Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi

Gli strumenti d’investimento più recenti nel settore del risparmio rimangono poco frequentati: meno del 2 per cento utilizza le criptovalute come forma di investimento, e circa l’88 per cento non ha familiarità o non è interessato a queste. Questo è quanto emerso dall’”Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2026″ realizzata da Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi, presentata oggi a Milano.

Metodi come il crowdfunding e il peer-to-peer lending non sono presi in considerazione da oltre l’80 per cento; il digitale euro e le stablecoin rimangono sconosciuti; il trading online si mantiene in un contesto di nicchia (oltre il 96 per cento non possiede applicazioni dedicate). La scoperta di nuove soluzioni passa ancora attraverso il consulente in filiale (69 per cento), mentre i social media, gli influencer e le recensioni hanno un impatto “marginale”.

L’Indagine classifica i risparmiatori in due categorie: quelli “digitali” (41,9 per cento) e quelli “analogici” (58,1), in base alla loro confidenza nell’uso di strumenti online per la gestione del risparmio. Una scoperta sorprendente emerge dai modelli di investimento: in modo del tutto inaspettato, gli analogici sono più attivi nei mercati regolamentati – possiedono più fondi (21,7 rispetto a 16,7 per cento), gestioni (11,5 contro 8,2 per cento), e più ETF (4,6 contro 2,7 per cento). Una maggiore competenza con il digitale non implica automaticamente una partecipazione più estesa ai mercati: oltre alle competenze tecnologiche, vi sono anche diverse variabili socio-economiche e relazionali che influenzano l’accesso alla finanza.

L’Indagine offre prima di tutto un quadro “polarizzato”: mentre il 28,2 per cento non utilizza internet, un ulteriore 27,9 per cento lo adotta in modo completamente integrato in tutte le proprie attività. Tuttavia, quando si parla della gestione del denaro, la filiale detiene un chiaro predominio: il 58,1 per cento degli intervistati opera principalmente allo sportello, il 26,5 utilizza un modello misto e solo il 12,8 tramite applicazione mobile.

La fiducia nei mezzi digitali costituisce il vero “divisore”: circa un terzo degli intervistati non si fida affatto, mentre soltanto uno afferma di avere una grande fiducia. La principale preoccupazione è la sicurezza: il timore di frodi e la protezione dei dati sono menzionati dal 76,5 per cento, seguiti dalla perdita di controllo (45,1). Un quarto del campione ha già vissuto esperienze di frodi online, dirette o indirette. Le funzionalità più apprezzate rispecchiano la ricerca di controllo: tra le preferenze figurano in cima le notifiche sulla spesa (circa 52 per cento) e l’analisi predittiva supportata dall’IA (36 per cento).

La resistenza aumenta quando la tecnologia diminuisce il ruolo attivo dell’utente: oltre il 60 per cento considera gli assistenti vocali troppo rischiosi, mentre circa l’87 per cento si oppone a sistemi completamente automatizzati che utilizzano l’IA. L’innovazione è vista di buon occhio quando aumenta controllo, trasparenza e semplicità; è invece rifiutata quando implica una delega delle decisioni.

Giovanni Lombardi Stronati

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