venerdì, 9 Ottobre 26

Invecchiamento e lavoro, la sfida della longevità sostenibile

AttualitàInvecchiamento e lavoro, la sfida della longevità sostenibile

Roma, 16 set. (askanews) – La transizione demografica in corso chiama imprese e sistema Paese a conciliare l’allungamento della vita lavorativa con la tenuta economica e sociale del welfare. È questo il tema al centro dalla ricerca “La valorizzazione del lavoro dei senior nelle imprese e l’importanza della prevenzione per un invecchiamento in salute”, condotta dalla Luiss Business School nell’ambito di un progetto realizzato in partnership con Pfizer, secondo cui questo obiettivo è raggiungibile solo se vi è un impegno concreto sulla healthy longevity — la possibilità, cioè, di rimanere attivi più a lungo restando in buona salute, mantenendo condizioni di benessere e soddisfazione personale.

LA TRASFORMAZIONE DEMOGRAFICA E IL FUTURO DEL LAVORO – Secondo il recente Rapporto OCSE sull’Occupazione in Italia, tra il 2023 e il 2060 la popolazione in età lavorativa nel nostro Paese diminuirà del 34%. Di conseguenza, il numero di anziani a carico per ogni persona in età lavorativa aumenterà dagli attuali 0,41 – pari a un anziano ogni 2,4 persone in età lavorativa – a 0,76, ovvero un anziano ogni 1,3 persone in età lavorativa. Tra il 1993 e il 2022, in Italia, l’età media della forza lavoro è cresciuta di 6,2 anni rispetto ai 3,9 anni della popolazione; a partire dal 2009, l’età media della forza lavoro ha superato l’età media della popolazione, arrivando nel 2022 a circa 44 anni (contro i 42 anni relativi alla popolazione). L’elevata longevità registrata in Italia e in molti Paesi avanzati, rappresenta un’importante conquista sociale. Allo stesso tempo, pone una nuova sfida sistemica: rendere tale longevità economicamente e socialmente sostenibile.

LAVORO SOSTENIBILE PER PERSONE E IMPRESE – A fronte di queste trasformazioni, le imprese sono chiamate a sviluppare strategie di gestione del capitale umano in grado di valorizzare la presenza di persone di età diverse, promuovendo percorsi professionali flessibili, aggiornamento delle competenze, modelli organizzativi inclusivi e meccanismi incentivanti coerenti con le differenti fasi della vita lavorativa. In questo contesto, tecnologie digitali e intelligenza artificiale possono rappresentare strumenti abilitanti, se utilizzati per favorire l’accessibilità al lavoro, l’apprendimento continuo e l’efficace collaborazione tra generazioni.

La salute rappresenta, però, la condizione essenziale affinché le persone possano continuare a essere attive, nel lavoro e nella società. Per tale motivo la prevenzione è considerata una leva strategica e deve essere promossa lungo tutto il corso della vita, attraverso l’adozione di corretti stili di vita (attività fisica regolare, alimentazione di qualità, sonno e gestione dello stress, attività sociali e stimolazione cognitiva); il controllo dei principali fattori di rischio, (controlli periodici su pressione, colesterolo e glicemia, valutazione del rischio cardiovascolare, gestione del peso); l’adesione agli screening e alle vaccinazioni raccomandate in base all’età e alle condizioni individuali.

La prevenzione deve essere considerata un investimento per sostenere la qualità della vita e l’autonomia delle persone nel tempo. Un approccio integrato, che coinvolga istituzioni, sistema sanitario, imprese e cittadini, può contribuire a ridurre la fragilità e a creare le condizioni per un invecchiamento più sano, attivo e inclusivo. Per rendere l’allungamento della vita lavorativa vantaggioso per persone, imprese e Stato, la ricerca indica alcune priorità: pianificare i percorsi professionali, individuare le attività in cui favorire la collaborazione e l’apprendimento reciproco tra le diverse generazioni per creare maggiore valore e aggiornare le competenze per utilizzare le nuove tecnologie come strumenti di inclusione e autonomia.

“Questo studio si inserisce in un più ampio percorso di ricerca che la Luiss Business School dedica ai temi della longevità sostenibile e dei suoi effetti sui modelli di sviluppo economico e sociale”, ha dichiarato Matteo Caroli, Associate Dean for Sustainability and Impact Luiss Business School: “Il dialogo con imprese leader del settore farmaceutico, come Pfizer, permette di integrare l’analisi scientifica con la prospettiva di chi opera quotidianamente nell’ambito della prevenzione e della tutela della salute. Dai risultati emerge con chiarezza che la capacità di mantenere le persone in buona salute più a lungo costituisce una condizione essenziale per sostenere la partecipazione al lavoro, la competitività delle imprese e l’equilibrio del sistema di welfare.”

“La sfida della longevità sostenibile non riguarda soltanto il sistema sanitario o previdenziale, ma coinvolge direttamente anche il mondo del lavoro” ha commentato Mara De Leonardis, Direttore Legale di Pfizer e responsabile dei temi di diversità, equity e inclusione: “In Pfizer siamo impegnati a promuovere una cultura della prevenzione che aiuti le persone a vivere più a lungo in buona salute e a mantenere qualità di vita e autonomia nel tempo. Questo impegno si traduce anche all’interno dell’azienda attraverso iniziative dedicate al benessere dei colleghi e alla valorizzazione della diversità generazionale. Crediamo infatti che la collaborazione tra persone di età diverse sia un fattore chiave per la crescita delle organizzazioni e per la costruzione di un futuro più inclusivo e sostenibile.”

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