ROMA – La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione che chiede al presidente Donald Trump di porre fine all’impiego delle forze armate statunitensi nelle ostilità contro l’Iran. Si tratta della terza votazione alla Camera su misure simili negli ultimi mesi. Questa volta un piccolo numero di repubblicani – 7 per la precisione – si è unito ai democratici facendo vincere i sì con 220 voti contro 204.
UNA GUERRA COSTATA 38 MILIARDI DI DOLLARI FINORA
Una richiesta che si inserisce in un quadro di spese cospicuo. Secondo un report pubblicato dal Congressional Budget Office (Cbo), un organismo indipendente del Congresso Usa, si stima che fino ai primi di agosto il conflitto sia costato agli Stati Uniti ben 38 miliardi di dollari.
Ha, inoltre, avvertito che la ricostituzione delle scorte di armi potrebbe richiedere cinque anni o più, compromettendo la capacità del Pentagono di rispondere a un altro conflitto di vasta portata. Ha parlato di “carenze strategiche nelle scorte” di armi anche da un rapporto dell’ispettore generale del Pentagono. Il Dipartimento della Difesa “sta lavorando per snellire i processi di approvvigionamento e i tempi di produzione, e per accumulare materiali, componenti e munizioni critiche, nonché munizioni selezionate, al fine di rispondere rapidamente a un’eventuale emergenza”.
Dal canto suo, sul suo social Truth, Trump ha scritto che “L’Iran, nazione in difficoltà, vuole concludere un accordo, in fretta e male. Deciderò io se gli Stati Uniti sceglieranno o meno di avviare un confronto, un’ipotesi a cui siamo aperti”. La risposta di Teheran non si è fatta attendere. Secondo una dichiarazione pubblicata dai media statali iraniani, il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano ha affermato che non si avvieranno negoziati “finché non saranno soddisfatte le condizioni dell’Iran”.
L’ARABIA SAUDITA INTERCETTA UN DRONE DEGLI HOUTHI DIRETTO A LA MECCA
Intanto, le tensioni non accennano a diminuire nell’intera regione mediorientale. L’Arabia Saudita ha dichiarato che un drone lanciato dagli Houthi verso la Mecca è stato intercettato e distrutto. Così è scattato l’allarme nella città santa. Il portavoce ufficiale delle forze della coalizione in Yemen, il generale Turki Al-Maliki, in una nota pubblicata su x parla di un “atto ostile e terroristico”, “un tentativo di colpire il luogo di nascita della rivelazione, la terra del messaggio e la meta che attrae milioni di musulmani da tutto il mondo”.
In una dichiarazione rilasciata all’agenzia di stampa yemenita SABA, ripresa da Al Jazeera, una fonte militare Houthi ha respinto con fermezza l’affermazione secondo cui le forze armate rappresenterebbero una minaccia per la città della Mecca o altri luoghi sacri islamici.
“Neghiamo categoricamente che vi sia una minaccia proveniente dallo Yemen e diretta contro la città della Mecca o qualsiasi altro luogo sacro”, ha affermato la fonte, condannando quella che ha definito “disinformazione”.
SHARIF (PAKISTAN): “VILE E ODIOSO TENTATIVO DI ATTACCO. EVITARE ESCALATION”
Su X è arrivato anche il commento di Shehbaz Sharif, primo ministro del Pakistan: “Condanno con la massima fermezza il vile e odioso tentativo di attacco con droni contro il Luogo Santo della Mecca (Makkah Al-Mukarramah). Il popolo pakistano è addolorato e turbato da questo atto ignobile. Non esistono parole sufficienti a esprimere la profonda angoscia e il dolore che proviamo di fronte a un gesto così riprovevole e imperdonabile”.Sharif, poi, avverte: “Esorto ancora una volta tutte le parti a esercitare la massima moderazione e a evitare di precipitare in un’ulteriore escalation. La nostra regione ha già sofferto fin troppo a causa dei conflitti. Il dialogo e la diplomazia rimangono l’unica via sostenibile verso la pace”.
L’ambasciata Usa in Arabia Saudita lancia un appello ai cittadini americani che hanno in programma viaggi nel Paese: “Si consiglia di riconsiderare i viaggi in Arabia Saudita a causa del rischio di attacchi con droni e missili iraniani contro interessi americani, conflitti armati, terrorismo, divieti di espatrio e leggi locali relative all’attività sui social media. Alcune aree presentano un rischio maggiore”. Nell’avviso si sottolinea: “Non recatevi al confine con lo Yemen a causa della minaccia terroristica”.
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it
