Roma, 16 set. (askanews) – La Corea del Nord continua a impiegare all’estero tra 35.600 e 101.280 lavoratori, quasi tutti in Cina e Russia, aggirando le sanzioni delle Nazioni unite e generando centinaia di milioni di dollari destinati ai programmi nucleari e missilistici di Pyongyang. E’ quanto emerge dall’ultimo rapporto del Multilateral Sanctions Monitoring Team (Msmt), il meccanismo multilaterale creato nell’ottobre 2024 per monitorare l’attuazione delle sanzioni Onu nei confronti della Repubblica popolare democratica di Corea.
Il rapporto, presentato oggi, è accompagnato da una dichiarazione congiunta di Australia, Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Corea del Sud, Regno Unito e Stati Uniti.
Secondo il documento, almeno 17 Paesi sono sospettati di continuare a ospitare lavoratori nordcoreani nonostante la scadenza del 2019 fissata dalla risoluzione 2397 del Consiglio di sicurezza dell’Onu per il loro rimpatrio. Nel solo 2025, il sistema avrebbe generato tra 450 e 800 milioni di dollari a beneficio del regime nordcoreano.
Il rapporto stima che tra 20.000 e 70.000 nordcoreani lavorino attualmente in Cina. Tra il 2023 e il 2025 Pechino avrebbe rimpatriato temporaneamente tra 10.000 e 20.000 lavoratori, ma circa 10.000 nuovi lavoratori nordcoreani sarebbero arrivati nel Paese tra gennaio 2025 e gennaio 2026.
In Russia, alla fine del 2025, si trovavano invece tra 15.000 e 30.000 lavoratori nordcoreani. Secondo il Msmt, alcuni di loro sono impiegati nella produzione di droni militari sul territorio russo. Mosca avrebbe inoltre creato un sistema di visti per studenti utilizzato per mascherare la presenza di lavoratori nordcoreani. Ogni lavoratore in Russia genererebbe in media circa 7.500 dollari di salario all’anno, con retribuzioni mensili che in alcuni settori possono essere fino a cinque volte superiori a quelle percepite in Cina.
Il rapporto sostiene inoltre che le autorità di Pyongyang confiscano tra l’80 e il 90% dei salari percepiti all’estero. In alcuni casi le somme richieste supererebbero i guadagni effettivi, lasciando i lavoratori indebitati nei confronti dello Stato. Le autorità nordcoreane eserciterebbero inoltre un rigido controllo sugli spostamenti e sui contatti con l’esterno per impedire le defezioni, mentre chi fugge rischierebbe rappresaglie contro i familiari rimasti nel Paese.
Il Msmt afferma che il rapporto punta a colmare il vuoto lasciato dallo scioglimento, nell’aprile 2024, del Panel di esperti del Comitato 1718 del Consiglio di sicurezza, dopo il veto posto dalla Russia nel marzo dello stesso anno. Gli undici Paesi partecipanti hanno chiesto al Consiglio di sicurezza di ricostituire il Panel “con la stessa forza e struttura” precedente al suo scioglimento.
