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Nordcorea, sarebbe morto uno dei dirottatori dell’aereo Yodo-go

AttualitàNordcorea, sarebbe morto uno dei dirottatori dell’aereo Yodo-go

Roma, 17 set. (askanews) – E’ una delle storie più surreali e rocambolesche dell’epoca della Guerra fredda, quella dello Yodo-go, l’aereo della Japan Airlines dirottato nel 1970 da nove militanti dell’estrema sinistra giapponese e portato fino in Corea del Nord. A oltre 56 anni da quel sequestro, uno dei protagonisti, Shiro Akagi, potrebbe essere morto a Pyongyang.

L’uomo, 78 anni, ricercato dalla polizia giapponese per il suo ruolo nel dirottamento, sarebbe deceduto sabato 12 settembre in un ospedale della capitale nordcoreana, secondo informazioni arrivate a una persona a lui vicina in Giappone e riportate dall’agenzia di stampa Kyodo.

Il 31 marzo 1970 nove militanti della Fazione dell’Armata Rossa della Lega dei comunisti, guidati da Takamaro Tamiya, salirono sul volo 351 della Japan Airlines, un Boeing 727 soprannominato “Yodo-go”, partito da Tokyo-Haneda e diretto a Fukuoka. Armati di spade, coltelli e ordigni, presero il controllo dell’aereo mentre sorvolava la zona del monte Fuji. A bordo c’erano complessivamente 129 passeggeri e membri dell’equipaggio. L’obiettivo dichiarato era raggiungere Cuba. Tuttavia, una volta capito che il velivolo non aveva la capacità di volare fino all’isola caraibica, i dirottatori decisero di ripiegare verso la Corea del Nord per creare lì una base per la rivoluzione. Il caso è considerato il primo dirottamento aereo della storia del Giappone.

Il comandante riuscì innanzitutto a convincere i dirottatori della necessità di fare rifornimento a Fukuoka. Qui furono liberati 23 ostaggi, soprattutto donne, bambini e anziani. Lo Yodo-go ripartì quindi verso la penisola coreana, ma il viaggio prese una piega quasi surreale: invece che a Pyongyang, l’aereo atterrò all’aeroporto sudcoreano di Kimpo, vicino a Seoul. Le autorità sudcoreane avevano cercato di camuffare lo scalo per farlo apparire come un aeroporto della Corea del Nord, ma l’inganno venne scoperto dai dirottatori, perché il mediatore fatto salire sull’aereo non presentava la spilletta tipica degli esponenti del Partito dei lavoratori coreani con l’effigie dell’allora leader nordcoreano Kim Il Sung.

Seguì una lunga trattativa che tenne gli ostaggi bloccati per quasi quattro giorni. La svolta arrivò quando Shinjiro Yamamura, allora viceministro parlamentare dei Trasporti giapponese, si offrì di prendere il posto dei passeggeri come ostaggio. Il 3 aprile i passeggeri e gli assistenti di volo ancora a bordo furono liberati e lo Yodo-go poté decollare da Kimpo con i nove dirottatori, Yamamura e i tre uomini dell’equipaggio. L’aereo atterrò infine a Mirim, nei pressi di Pyongyang. I nove militanti rimasero in Corea del Nord, mentre Yamamura e l’equipaggio tornarono in Giappone con l’aereo il 5 aprile.

I dirottatori si stabilirono da allora in Corea del Nord, dove negli anni furono raggiunti anche dalle loro mogli e nacquero diversi figli. Ci furono anche casi di tentativi di fuga all’interno della piccola comunità, i cui membri dovettero presto comprendere che gli ideali libertari di cui erano permeati andavano a scontrarsi col rigido iper-stalinismo del regime nordcoreano.

La vicenda dello Yodo-go finì successivamente per intrecciarsi con un’altra delle questioni più controverse nei rapporti tra Tokyo e Pyongyang: i rapimenti di cittadini giapponesi. Secondo la polizia giapponese, esponenti del gruppo furono coinvolti nel prelevamento di cittadini giapponesi dall’Europa. Nei confronti di tre componenti sono stati emessi mandati di arresto per casi di rapimento.

Akagi era rimasto in Corea del Nord insieme ad altri membri del gruppo. Secondo la fonte citata da Kyodo, la notizia della sua morte sarebbe stata comunicata da Pyongyang a una persona a lui vicina in Giappone. Le autorità giapponesi, che continuano a chiedere a Pyongyang la consegna dei membri dello Yodo-go ancora ricercati, non hanno per il momento confermato ufficialmente il decesso. (Foto: Chikara Matsuo)

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